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La famiglia di Hitler

Marco Venturi

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ISBN: 9788874188918

12,00 €

Territori 68 | p.51 | ed. luglio 2015

In questo volume approfondiremo uno degli aspetti meno noti di Adolf Hitler. Scopriremo i rapporti che egli aveva con i suoi familiari e come questi abbiano inciso sulla sua formazione. Quello che emerge è un rapporto conflittuale con il padre ed estremamente morboso con la madre. Esamineremo anche le figure di fratelli, nipoti ed amanti che influenzeranno la vita privata e pubblica del Führer fino a quel famoso 30 aprile del 1945.
In questo volume percorreremo tutte le tappe che hanno portato Hitler dall’essere il figlio di una famiglia del tutto ordinaria ed anonima al dittatore che portò il mondo sull’orlo del baratro

http://www.marcoventuri.eu/

Marco Venturi si laurea in relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia nel 2009. Durante il suo percorso accademico collabora con il Centro europeo studi e ricerche di Bruxelles, dove approfondisce lo studio delle tematiche relative all’integrazione comunitaria.
Nel 2012 pubblica il volume “Usa – La storia. Gli Stati Uniti nel XX secolo.” Dal 2013, collabora con riviste di settore, firmando diversi articoli relativi a politica e società degli Stati Uniti.

Ci sono infinità di testi sul nazismo e su Hitler, ma pochi approfondimenti sulla sua famiglia che è il nucleo centrale per ogni essere umano, cosa ti ha spinto a indagare sull’argomento?

La famiglia è il nucleo di partenza di ogni essere umano ed incide enormemente sulla nostra crescita e formazione. Tuttavia, nel caso di personaggi della Storia tristemente celebri per imprese o episodi aberranti, forse per un istinto di protezione, l’animo umano tende ad un immediato distacco. Poiché alcuni atti ci sembrano impossibili all’uomo, ripugnanti, si tende a negare mentalmente la realtà più inquietante, ossia che quei personaggi siano stati prima di tutto persone come noi e come quelle che ci circondano ogni giorno. Pertanto, decisi di interrogarmi sulla famiglia di Hitler per capire in quale contesto fosse cresciuta una delle figure più famigerate del Ventesimo secolo. Quando pensiamo a Hitler vediamo il dittatore del Reich parlare a migliaia di persone in piazze gremite oppure ripercorriamo con la mente le immagini dei campi di concentramento e la fine disumana dei milioni di deportati. Non pensiamo mai al fatto che questa persona abbia avuto un’infanzia e un’adolescenza. La curiosità per tutto questo mi ha spinto ad approfondire gli studi sull’argomento.  

Dopo “La famiglia di Hitler” pensi che i tuoi lettori si faranno un’idea diversa sul dittatore? Lo vedranno inquietantemente più simile ad un uomo qualunque?

Credo che questo dipenda molto dall’idea di famiglia che ognuno ha. Posso però dire che il ritratto di Hitler che emerge è quello di una persona con dei grandi problemi nel relazionarsi con le figure genitoriali, emotivamente instabile ed estremamente concentrato su se stesso. Tutto questo in un contesto paradossalmente ordinario tipico dei piccoli centri dell’epoca.

Dal libro emerge un rapporto particolare fra Hitler e le figure femminili della sua vita. Cosa ne pensi?

Credo che abbiano segnato indelebilmente la sua crescita e, più in generale, la sua vita. Il rapporto con la madre è stato particolarmente morboso e l’aver idealizzato la sua figura non ha aiutato Hitler ad avere un rapporto sano con altre donne. E’ sufficiente vedere le relazioni con la nipote Geli Raubal ed Eva Braun, completamente basate sulla subordinazione delle due nei confronti di Hitler, per capire quanto fosse malsano il suo rapporto con la sfera femminile.

Questo non è il tuo primo libro e non è la prima volta che ti interessi di storia. Ti senti più uno storico o uno scrittore?

Difficile, se non impossibile, scindere le due figure. Adoro analizzare il passato e gli eventi che segnano il nostro presente. Allo stesso tempo, non si può parlare o scrivere di Storia senza aggiungere qualcosa di proprio, senza lasciare un’impronta. Se così fosse, saremmo solo degli automi.

Quale meta speri di aver raggiunto con questa tua opera in particolare?

Spero di aver appassionato e fatto riflettere il lettore. Mi auguro che la lettura di questa opera possa costituire un piccolo verso una passione ritrovata per una disciplina spesso lasciata in disparte come la Storia. Inoltre, spero che riesca a far capire quanto il nostro nucleo di origine ed il rapporto con esso possa influire sulla nostra vita, indipendentemente dal ricordo di noi che lasceremo ai posteri.  

 

Introduzione

L’intento di questa ricerca è quello di andare oltre la solita storiografia: parlare non dell’Adolf Hitler pubblico, di colui che, con il suo carisma e con la sua determinazione, riuscì a raccogliere consensi e a governare, per dodici anni, la Germania. Al contrario, si intende indagare sull’Adolf Hitler privato, su quel bambino che giocava agli indiani con i suoi coetanei, su quel ragazzo che decise di vivere a Vienna per inseguire il suo sogno di essere un artista, su quell’uomo che scrisse pagine importanti della Storia. Per fare ciò, si è cercato di capire l’ambiente familiare in cui Hitler è vissuto: Klara e Alois, i genitori, Eva Braun, l’amante-sposa, Geli, la sua amata nipote e altri parenti che, nel bene o nel male, fecero parte della sua vita. Mi riferisco a persone come William Patrick e Heinrich Hitler, suoi nipoti, e i fratellastri Alois Jr. e Paula. Da questa ricerca è emerso un ritratto interessante: a quell’Adolf Hitler, aggressivo, spietato e determinato contro chiunque egli ritenesse una minaccia, può essere associata un’altra immagine, che evidenzia anche il lato più umano: soffrì del pessimo rapporto con il padre, amò smisuratamente la madre, seppe amare, e fece innamorare, diverse donne e dimostrò una spiccata attitudine per l’arte. Quindi, partendo dalle curiosità relative a che tipo di persona Hitler fosse nella vita di tutti i giorni, si è tentato di tracciare il profilo, entro i limiti imposti dalla scarna bibliografia esistente a riguardo, di uno dei dittatori più conosciuti della Storia. Infine, spero di riuscire a trasmettere ai lettori la stessa passione che ho avuto nello scrivere questa tesi. Non mi riferisco solo alla dedizione e agli sforzi che ho fatto per completare il lavoro, ma anche all’amore che provo per la Storia in generale, quella non fatta solo di date e battaglie ma anche di esseri umani.

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