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In questa notte mi ascolto

Antonio Pozzessere

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ISBN: 9788874188963

15,00 €

Lettere 268 | p.518 | ed. giugno 2015

Noiatno discepolo prediletto e biografo di Epsezo, suo Grande Maestro, è molto anziano e sente su di sé l’avvicinarsi della morte.
Prima che quel dì avvenga, vuol rileggere lo scritto che ha redatto su di lui come testamento per i suoi discepoli.
Col suo Maestro ha vissuto momenti memorabili.
Una notte, in preda alla nostalgia, pone il lavoro ancora a fogli sullo scrittoio posto accanto alla finestra. La notte estiva permette di lasciare le imposte aperte per avere della frescura notturna.
Un leggero venticello fa smuovere il tendaggio sfiorandogli il volto delicatamente. Questo innescherà in lui la visione di quegli avvenimenti che prenderanno vita nel momento in cui comincerà a leggere ad alta voce gli scritti. Da quel momento li rivivrà come se fosse il presente”

Antonio Pozzessere di madre veneta e padre pugliese nasce a Francavilla Fontana (Br) nel 1954 e ivi residente. Dipendente del Ministero della Difesa.
Ha all’attivo la pubblicazione del romanzo “L’Itinerante fanciullo” edito nel 2011.

1) Perché hai voluto pubblicare questo libro?
Perché la vita scorre molto veloce e se non l’avessi fatto, del mio pensiero forse non vi sarebbe rimasta traccia.

2) Perché “in questa notte mi ascolto”?
Con questo titolo cerco di far comprendere al lettore che nella notte si riesce ad ascoltare la propria coscienza con più obiettività. La calma notturna e l’aria frizzante creano le condizioni affinché il SE e la personalità possano dialogare sui perché della vita. Quindi tutta la persona si ascolta.

3) Come autore qual è il messaggio che vuoi far emergere?
Che la vita non è quello che appare e la società degli ipocriti intende imporre con i suoi non valori. Si dà troppo per scontato che è la materia, l’unico a condizionare l’esistenza di tutti gli esseri viventi. Il messaggio che voglio dare è che la materia è importante ma sino a un certo punto e la stessa è frutto dell’evoluzione. L’esistenza è fatta in livelli. E i livelli si raggiungono vivendo.

4) Quindi credi nella reincarnazione?
Il romanzo è incentrato su quest’argomento e come autore non la escludo perché Cattolico. In questo campo tutto è aperto, tutto è in discussione e il rispettivo credo non deve arrogarsi di essere l’unico detentore della Verità. Non esiste la Verità Assoluta e chi asserisce il contrario, si trova nella sua Verità.

5) Quanto c’è di autobiografico?
Molto poco, quasi nulla. Anzi nulla. Questo non significa che alcuni avvenimenti della mia vita non abbiano dato il là a qualche episodio del romanzo ma di autobiografico non c’è proprio nulla.

6) Hai usufruito dell’intervento di una terza persona 
per quanto riguarda la visione del tuo elaborato?
Di norma si ricorre all’intervento di una terza persona chiamato correttore di bozza per rendere più armonioso il racconto. L’intervento di questa figura professionale diventa indispensabile per chi vuole la perfezione linguistica e quindi commerciabile più facilmente. Nel mio caso l’intervento di questa figura non è vi è stata. Per questa ragione con molta probabilità ci saranno dei refusi o degli errori di trascrizione, ma va bene così. In questo caso tutto il libro è frutto del mio operato.

7) Quali autori preferisci?
Per il momento mi vengono in mente: Coelho, Oriana Fallaci., Osho Majeschi e… Antonio Pozzessere cioè me stesso. Con questo non significa che non mi piacciano gli altri, anzi.. Mi piacciono molto gli autori classici del passato del tipo Alessandro Manzoni, Tolstoj ecc. Se questi autori mi abbiano influenzato? Non lo so! Probabilmente sì! Fino a che punto? Non molto, credo.

8) Chi invece non apprezzi?
Non ho la competenza in materia per esprimermi con obiettività, tuttavia posso affermare che il genere horror, l’erotico e lo sdolcinato per far cassa non mi sono mai piaciuti e di conseguenza gli autori.

9) Qual è il tuo genere preferito?
Da sempre mi sono piaciuti i romanzi d’avventura, quelli storici, le biografie romanzate e il genere fantastico, anche se su tutti il preferito è “senza famiglia” forse perché questo libro mi fa ritornare indietro nel tempo quando con avidità divoravo libri in continuazione.

10) Che cosa pensi delle persone di successo?
Bella e insidiosa la domanda. Il mio pensiero va di là del concetto stesso del termine. Tengo a precisare che l’umanità vive costantemente sul palcoscenico della vita dove tutti sono attori e quindi nessuno spettatore. Significa che si finge sempre e si è bugiardi, nessuno è escluso. Temo chi asserisce di essere la personificazione della verità e chi asserisce questo, mente a se stesso. Tutti lo sono, dal modo di vestire, dal modo di truccarsi, dal modo di apparire si è bugiardi. Nell’ambito femminile la donna è bugiarda e sa perché? Il trucco per esempio è la dimostrazione più lampante di questo concetto mostrando agli altri, ma anche a se stessa, una persona che non è. La gente rifatta sta a indicare che è bugiarda e cerca di nascondere la verità con la menzogna della chirurgia. Tutti sono dei bugiardi. Anche quando asseriamo di dichiarare la verità non lo siamo, sa perché? La mente è condizionata dagli avvenimenti e dall'indottrinamento sociale sbugiardando la vita. Il poeta? E’ il Re dei bugiardi giacché scrive cose che nella realtà mai fa o farà e quindi falso. Il cantante, l’attore, il politico, il romanziere, il pittore? Lo stesso. Tutti sono bugiardi, la differenza sta nel farsi credere. La gente famosa lo è perché riesce a convincere gli altri che la sua bugia è più colorata degli altri. E' un male? No! E' la vita. Come tale va considerata e un po' di fantasia non guasta.

Prefazione


Molte volte chiediamo: cos’è e perché avviene la nascita di un individuo? Spesso cerchiamo la risposta attraverso la lettura scientificareligiosa o col confrontarsi con le varie teorie.
In definitiva che cos’è la vita e cosa significa vivere? È sola una domanda? Di certo sappiamo che se c’è un inizio c’è anche una fine e quindi se si nasce, si muore.
In merito a questo come si può accettare a occhi chiusi delle teorie se a spiegarle, sono individui che hanno fatto propria opinioni elaborate da altri e che mai ha vissuto in prima persona?
Molti sostengono che bisogna fidarsi delle teorie scientifiche o dei credi religiosi e basta. Ma il fidarsi è la Verità? La Verità è vivere personalmente ogni cosa e farla sua. Solo chi ha vissuto sulla propria pelle la teoria degli altri può affermare che è una Verità. Anche la fede e il credere se non sia vissuta in prima persona mai sarà tale. Si può credere in quello che uno dice e aver fede in lui, ma mai come Verità.
Nascere significa l’inizio di un qualcosa, morire invece il suo termine. Due Verità.
In questo racconto la vita è vista come un programma elaborato da più menti, dove nulla è lasciato al caso e che la vita stessa è in continua evoluzione sin dalla notte dei tempi.
Eppure sono tantissimi coloro che della vita hanno opinioni divergenti tanto da mettere in dubbio la sacralità della stessa. Tanto da farli dire: che senso ha la nascita se poi si deve morire?
Tale giudizio, nel racconto, è chiaramente superato dalla condotta esistenziale dai vari personaggi che fanno della vita, e quindi della Verità, il loro unico obiettivo. Per raggiungerlo si richiede la presenza costante di un essere che l’abbia sperimentata in prima persona e in tutte le varie fasi evolutive. Questo essere attraverso la sua esistenza, fa in modo che il credere e l’aver fede diventino Verità.
Fino a quando l’allievo non ci riuscirà, si troverà solo e sempre nel credere e nell’aver fede e non nella Verità.
In una società dove tutto è impregnato dalla materia, lo Spirito fa fatica a emergere perché soffocato da teorie e dal materialismo dove l’ego emerge prepotentemente. Si fa fatica a immaginare un qualcosa di diverso che non sia tangibile, di qui la sfacchinata nell’insegnamento della Verità.

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