L'incendio del medioriente, le connessioni inattese. Vedi a schermo intero

L'incendio del medioriente, le connessioni inattese.

Valeria Poletti

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ISBN: 9788874189021

14,00 €

Orione 99 | p.172 | ed. maggio 2015 

Tre primavere dopo “quelle” Primavere, mentre i sogni di molti giovani arabi sono scivolati nell’incubo del conflitto settario o restano sospesi su di esso, la metamorfosi delle guerre civili in guerra regionale e la trasformazione dell’ingerenza americana in guerra imperialista è ormai compiuta.
Quanto le relazioni tra l’Islam politico e le Amministrazioni statunitensi hanno avuto un ruolo determinante nel creare le premesse di questa evoluzione? Come si va delineando la convergenza tra le strategie della centrale del capitalismo globale e quelle dell’Islam politico?
Perché l’imposizione del modello della democrazia occidentale passa per il sovvertimento delle vecchie alleanze e la distruzione del mondo arabo?
Quali prospettive prefigura l’incendio del Medioriente?
Il testo esamina lo svolgersi degli eventi riguardo alle Primavere arabe in Tunisia, Egitto e Bahrein, alle guerre civili in Yemen e in Libia, alla rivoluzione siriana e alla insurrezione in Iraq. Lo scritto analizza le convergenze tra la strategia americana in Medio Oriente e i disegni di espansione dell’Islam politico, le relazioni tra le Amministrazioni statunitensi e le organizzazioni islamiste, le connessioni tra organismi collegati al governo degli Stati Uniti e raggruppamenti degli oppositori ai regimi del Medio Oriente e del Nord Africa, il ruolo della Repubblica Islamica dell’Iran.
Il libro prende in esame il contesto della fase attraversata dall’economia globale e le sue conseguenze nell’area mediorientale. Molta attenzione è riservata alle riflessioni e ai commenti degli scrittori, giornalisti e attivisti arabi, alle posizioni e agli atteggiamenti delle sinistre arabe e di quelle occidentali.


http://www.valeriapoletti.com/

Valeria Poletti (1949)
Ricercatrice indipendente, da molti anni ha orientato i suoi studi all’analisi delle problematiche del Mondo arabo e delle politiche sviluppate nella regione dalle potenze occidentali. Ha collaborato con testate giornalistiche sia on-line che a stampa. È autrice de L’impero si è fermato a Baghdad (edizioni Achab, Verona 2006).

INTRODUZIONE
«Perché tutto è iniziato con un discorso, o piuttosto una risata, una risata che dopo mezzo secolo risuona ancora nelle orecchie di tutta una generazione di Arabi». Tutto è cominciato ad Alessandria d’Egitto il 26 luglio 1956 quando Gamal Abdel Nasser annunciò agli egiziani che il canale di Suez era stato nazionalizzato. E manifestò la sua emozione con una risata. Era il primo atto di quel processo di riappropriazione delle risorse nazionali che farà dell’idea di “unità della nazione araba” un reale mezzo di emancipazione e un’arma contro il colonialismo e l’imperialismo occidentale. «(…) noi siamo una parte della nazione araba e proseguiremo d’ora in avanti uniti, formando un solo blocco, un solo cuore, un solo braccio per porre le basi e far trionfare i principi della libertà, della gloria e della dignità, e per realizzare l’indipendenza politica ed economica al tempo stesso»2. È l’atto fondativo della nazione araba come realtà storico-politica: non si tratta semplicemente di una concezione identitaria, ma di una forza politicamente attiva con una base territoriale e un programma basato sulla sovranità e sull’emancipazione delle masse arabe dalla tutela delle potenze capitalistiche ex coloniali. L’affermazione concreta di questa sovranità introiettava nel tessuto ideologico dell’idea panaraba il concetto (mutuato dall’Occidente) di nazione come fondamento legittimo dello Stato. La visione del nazionalismo arabo era dunque strettamente connessa, oltre che all’aspirazione ad un riscatto sociale che investisse le classi subalterne, ad un pensiero laico, ad una inclinazione alla modernità intesa come progresso materiale e culturale, come reale forma di indipendenza economica e politica dal dominio imperialista.
Se, nel corso dei processi rivoluzionari che hanno portato all’avvento dei regimi nazionalisti mediorientali, non è maturato un modello coerente e unificante, la comune ideologia panaraba aveva comunque permesso ad alcuni Paesi dell’area di costituire un fronte comune contro il costante attacco delle potenze imperialiste che si contendevano il controllo sulle risorse e le sfere d’influenza nella regione. Dopo il successo della rivoluzione egiziana del 1952, rompere questo fronte è stato un imperativo per l’Occidente: la necessaria premessa per il buon esito del disegno di riasservimento dei popoli arabi e di imposizione di un ordine mondiale a misura di espansione dell’economia capitalista.

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