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Il mio mondo sottosopra

Massimiliano Claps

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ISBN: 9788874188505

10,00 €

Lettere 264 | p. 94 | ed. aprile 2015

In una vita movimentata e ricca di soddisfazioni personali e professionali ci sono punti di rottura. Eventi che rappresentano il culmine di una fase di maturazione di una persona e l'inizio di un nuovo percorso. Il viaggio di un mese e mezzo che ho avuto la fortuna di fare in Argentina nel 2012 ha rappresentato uno di questi momenti della mia vita. Come lo era stata la decisione di lasciare la mia città per andare a studiare in una metropoli, o il mio primo viaggio studio in Canada. Questo diario di viaggio racconta i luoghi, i cibi, gli eventi, ma soprattutto le persone di quel grande paese che mi hanno rapito il cuore e restituito una mente più ricca.

 clapsmin

Massimiliano Claps, classe 1975, origine ravennate, vocazione di viaggiatore. Laureato in economia aziendale, da oltre dieci anni, per lavoro, scrive di mercati, aziende e tecnologie informatiche. Dal 2005 ha pensato di dare libero sfogo alla propria passione per la scrittura, raccontando di viaggi in bicicletta in giro per l'Europa e di avventure in montagna. Ha già pubblicato “Pogallo” nel 2013 con Prospettivaeditrice 

Come sono finito sottosopra

C’era una volta... ho sempre sognato di iniziare un racconto con questo incipit... insomma, dicevo, c’era una volta un ragazzo di venticinque anni con la testa piena di manie di grandezza. La laurea senza lode aveva dato una prima forte scossa ai suoi sogni di diventare il prossimo Jack Welch. Ma il ragazzo era caparbio. Continuava a mandare curriculum a banche d’investimento, private equities, venture capitalists e famose società di consulenza. Credeva che sarebbero state la rampa di lancio per una carriera gloriosa, piena di fama e di viaggi. E, perché no, lungo la via della gloria, qualche soldo gli avrebbe gonfiato le tasche e qualcuna di quelle modelle che vedeva in metropolitana durante la settimana della moda sarebbero cadute ai suoi piedi. In men che non si dica, una di quelle famose società di consulenza gli diede retta. L’inizio fu duro, una batosta tremenda per i nervi e per il fisico. Due anni di vita annientati dal lavoro. Ma di quell’annientamento che ti rende più scaltro nell’arte della sopravvivenza. Che ti insegna che c’è ‘di più’ oltre alla gloria, ai soldi e alle modelle e soprattutto ti insegna quali sono i modi di inseguire quel ‘di più’. Ma non bastò. Iniziato un nuovo impiego che gli sembrava troppo facile, i grandi sogni di carriera non erano sopiti e provò la strada del master, per tornare sull’autostrada maestra del successo. Anche questa volta, come con la lode, l’onda del successo se lo scrollo di dosso a pochi metri dalla riva, anziché lasciarsi cavalcare. Diventò bravo e stimato nel suo lavoro in due continenti, ma, avvicinatosi all’apice, cambiò di nuovo alla ricerca di una nuova sfida. Ma ormai era diventato grande. Aveva perso un po’ dell’ingenuità iniziale. Soprattutto aveva consolidato la consapevolezza delle cose del mondo che andavano oltre il successo personale ed il divertimento. E più capiva le complessità del mondo, anche grazie al suo lavoro, più le complessità aumentavano. Quel ragazzo, ormai uomo, sprigionava tutta la sua passione ponendosi domande, ricercando nuovi ambiti su cui mettersi in gioco. Ogni tanto, alla fine del labirinto di domande arrivava anche qualche risposta, ma era effimera, erano le nuove domande che generavano la spinta. Nuovi ambiti su cui mettersi in gioco sia a livello professionale, che personale, metafisico e fisico. Una ricerca che si nutriva di se stessa. Si espandeva per comprendere nuove materie, luoghi, persone. Ed era arrivata Isa nella sua vita che lo aveva spinto ad una faticosa ricerca dentro la propria individualità esasperata. E, contemporaneamente, gli aveva aperto la mente a nuovi spazi, come il mondo del volontariato. Non che lui non ci avesse mai pensato da solo, ma adesso era a confronto con qualcuno che lo faceva davvero e non si limitava a contribuire con donazioni natalizie da detrarre dalla dichiarazione dei redditi. E poi il lavoro non lo soddisfaceva più come un tempo. L’azienda, dove lavorava, impersonificava molti di quei valori di concorrenza aggressiva ed individualità esasperata che sentiva sempre più distanti. Insomma, in bilico fra l’adrenalina corrosiva di tre settimane di viaggio in giro per l’America del nord ad incontrare clienti che ti spremono il cervello a forza di domande, o contendersi coi colleghi l’opportunità di fare una presentazione di fronte ad un pubblico più ampio e l’adrenalina rinvigorente di un’arrampicata su una cresta Alpina, o di una settimana di viaggio in bicicletta con Isa, ormai la transizione da ragazzo a uomo era completa. Preferiva decisamente il nuovo mondo a quello vecchio. Quel ragazzo, ora uomo, sono io. E quella tempesta di pensieri mi turbinava in testa, quando, verso metà del duemila e undici, ho iniziato a prendere in considerazione l’idea di concedermi un periodo sabbatico dal lavoro, da trascorrere in qualche paese, diciamo così, non proprio del “primo” mondo, a fare volontariato. Ad occuparmi di cura dell’ambiente, o, ancora meglio, per dipartire dalle mie abitudini e pormi nuove domande, di bambini.

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