Il cielo si libera di tutte le nuvole (portandosi via ogni paura) Vedi a schermo intero

Il cielo si libera di tutte le nuvole (portandosi via ogni paura)

Gabriella Maramieri

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ISBN 978-88-7418-880-2

12,00 €

Lettere 258 | p.124| ed. febbraio 2015

Giovane modella emergente, Rosita ha tutte le carte in regola per essere felice: è brillante, bella, simpatica, conosce tante persone e conduce una vita che molti le invidiano. Che cosa potrebbe volere ancora?
Sarebbe tutto perfetto se non fosse che le manca proprio ciò a cui tiene di più al mondo: la vita normale di una normale ragazza della sua età. Stanca di passare da un casting all’altro, cerca una dimensione più autentica in cui essere pienamente se stessa e seguire la vocazione di scrittrice. Gli anni volano e, alle soglie dei quarant’anni, l’inevitabile bilancio di una donna fiera delle sue scelte, tutte in direzione di quella libertà che non ha mai smesso di cercare. In uno scenario che muta con la disinvoltura con cui cambiano gli abiti delle sfilate in passerella, l’atto stesso della scrittura le permette di proseguire con sicurezza per la sua strada. Dopo un lungo periodo di collaudata routine tra il lavoro, l’impegno di madre, un matrimonio difficile da gestire, scopre che niente dura in eterno. Di nuovo single, all’inizio riempie il vuoto convincendosi di bastare a se stessa. Ma, in breve, comprende che quell’esistenza solitaria non fa per lei… Finalista al Premio Parseide 2014 – sezione inediti – un romanzo tenero, divertente e intenso, tanto simile alla vita vera. Spiritosa e profonda, l’autrice offre una storia a tratti onirica e grottesca, rivelando senza riserve le mille sfaccettature della verità e dell’inganno dell’universo femminile. Il risultato è un’enorme sinfonia di emozioni, colorate e un po’ folli, cucite insieme dall’invenzione del raccontocanto che, pagina dopo pagina, sembra attendere lo spartito di un musicista (come si intuisce dall’invito all’ascolto dei brani, prevalentemente jazz – tutti su youtube – suggeriti dall’autrice).


https://www.youtube.com/watch?v=rInoWLipB4s&feature=share

Gabriella Maramieri, scrittrice e giornalista. Ha collezionato una laurea in Lettere, un diploma di Counselor e
attestati vari (a corsi di life coaching, cucina vegana, astrologia, acquerello, Cabalà, tamburo djembe). Si è sempre occupata di libri: recensendoli sulle riviste, scrivendoli, sistemandoli sugli scaffali di casa sua. Questo non è il suo primo romanzo.

Una volta ero una giovane modella, avevo folti capelli biondi e una lunga scia di fidanzati che facevano la fila per uscire con me. Purtroppo non amavo il lavoro di modella, i capelli folti erano difficili da spazzolare, i fidanzati mi sembravano tutti uguali (mi annoiavano al punto di non riuscire a distinguerli l’uno dall’altro).
Nei rari momenti liberi, vagavo per le strade senza una vera meta. A chi mi chiedeva notizie su come andava, tagliavo corto, dicendo che era tutto un grandissimo schifo. In realtà avrei voluto lamentarmi per la mancanza di tempo sufficiente per studiare, per trovarmi un lavoro normale, uscire con gli amici, concentrarmi su un unico amore. Studiare. Trovare lavoro. Frequentare gli amici. Incontrare l’uomo dei sogni...
Tutte cose normali, no?
Così, dopo la laurea, sono andata a insegnare, ho incontrato l’uomo dei sogni e, grazie alle conoscenze di una mia cara amica, siamo andati a vivere in una romantica mansarda. Dopo un anno è nata una bellissima bambina e, per un po’, è stato come vivere dentro a una di quelle pubblicità ultimamente tornate in auge, con il camino scoppiettante, il cielo azzurro e sgombro di nuvole incorniciato dalle tendine bianche, mentre una carezzevole musichetta di sottofondo enfatizza i gesti affettuosi che, lui e lei, si scambiano guardandosi teneramente negli occhi. L’ho sempre saputo che cose del genere (un tantino stucchevoli, comunque) esistono solo nella pubblicità. Quello che, allora, non sapevo e, neppure lontanamente sospettavo, era che l’uomo dei sogni era il solito stronzo superficiale, pronto a seguire la prima strafiga in veste di congressista, incontrata in uno dei suoi viaggi di lavoro. L’ho sempre saputo che niente è come sembra, che niente è mai come prima (come canta Battiato). Lo so che tutto, con il tempo, finisce. Però, quando mio marito mi ha lasciata da sola con una bambina da crescere, mi è crollato il mondo addosso.
Se non altro perché mi sono dovuta inventare un secondo lavoro come guida turistica, per pagare la retta scolastica della mia adorata figlia. Alla sera ero sfinita. Ma contenta per essere riuscita a vincere la mia naturale tendenza a chiudermi in casa, a rimuginare fino allo sfinimento.
Allora, per fortuna, non avevo ancora oltrepassato il giro di boa dei quaranta e, nonostante le difficoltà, ero piena di energia. Riuscivo a ridere di gusto per un nonnulla e gestivo la mia solitaria vita di madre tornata single con dignità e un certo entusiasmo. Per evitare complicazioni, avevo escluso ogni relazione fissa. Mi bastava l’affetto degli amici, l’amore della mia fantastica bambina. Per il resto, lavoravo tutto il giorno, coltivavo i miei interessi e stavo bene così.
Poi, misteriosamente, come capita spesso, qualcosa si è spezzato. Altre prove difficili hanno messo a dura prova il delicato equilibrio su cui poggiava la mia vita. Sono stata travolta da svariate vicissitudini (sentimentali, finanziarie, professionali e anche abitative). Non è vero che alle difficoltà ci si abitua. E’ vero, invece, che non è stato per niente semplice lottare per lasciarmi alle spalle quel periodo spaventoso.
Ora, a distanza di tanto tempo, posso dire che ne è valsa la pena. Intanto perché, la visuale si è allargata, rendendo possibile cogliere ciò che prima non sarei neppure riuscita a immaginare.
Quando stavo male, per esempio, aggravavo la situazione tornando, di continuo, con la mente ai momenti felici del mio matrimonio, nella testa mi risuonava il famoso detto meglio una bella menzogna che una brutta verità. Non avevo ancora capito che la verità è tutto. Tutto quello che conta e che ci spinge ad andare avanti, costringendoci a tirare fuori il coraggio di affrontare la realtà, senza rifugiarci nel sogno.
Solo distinguendo la verità dalla menzogna, si può scegliere. Scegliere di essere felici, risollevandosi dopo qualsiasi caduta (come fanno i bambini). Oppure, chiudersi a riflettere in una stanza buia, fino al giorno in cui non se ne può più, e si decide di rimettersi in pista. Avanzo fino a vedermi la schiena... Ha scritto Jodorowsky.
Parole che, lì per lì, mi erano sembrate enigmatiche. Ma che ora, invece, mi risuonano lapidarie, in tutto il loro luminoso significato: ogni partenza, in definitiva, si conclude in un nulla di fatto. Ogni viaggio, in fondo, è una circumnavigazione, un periplo, un girotondo attorno al proprio ombelico. Di conseguenza, sorge spontanea la domanda: che senso ha partire? Per vedersi la schiena, dice Jodorowsky. E io lo ripeto. Mi piace l’idea di conoscere il mio lato b, senza dovermi guardare allo specchio.
Mi è sempre piaciuto filosofeggiare. Non solo perché la mia amata nonnina era scappata a sedici anni con un bellissimo filosofo anarchico, o perché mio padre parlava di Pitagora perfino con gli amici al bar.
In confidenza, in questo momento, non sono in un bar.
Mi trovo invece nella dependance di una villa adibita a tempio della meditazione. La proprietaria della dependance (e dell’adiacente villa) è Carmen, ex insegnante di flamenco che ha scoperto di avere dei poteri, in seguito a un’esperienza di premorte. Dopo un matrimonio (con un conte molto elegante, molto gentile e, soprattutto, molto ricco) Carmen ha deciso di mettere i suoi poteri al servizio del resto dell’umanità che ne è
sprovvista. Carmen potrebbe essere la donna più felice del mondo, ma dice sempre che, al tempo del matrimonio, non aveva ancora i suoi poteri. Altrimenti non sarebbe mai convolata con il conte, un uomo certamente molto elegante, molto gentile, molto ricco ma anche incredibilmente noioso, al punto di procurarle un attacco di orticaria al solo intravederne la figura che si staglia tra le ortensie in giardino. Il conte la ama come il primo giorno. Mentre Carmen medita da tempo di mollarlo. Per il momento, comunque, temporeggia. Atterrita all’idea di lasciare l’appartamento su due livelli con giardino, dove vive in pieno centro storico, non riesce a decidersi. Soprattutto, non riesce a sopportare l’idea che, mollando il conte, dovrebbe mollare anche il castello in Scozia (con la famiglia di fantasmi), la romantica mansarda a Parigi, l’elegante villino a Londra, la confortevole baita a Cortina, la splendida villa in Sardegna, l’Harley Davidson storica, parcheggiata nel giardino
interno dell’appartamento in centro dove attualmente vive, l’amato cavallo Sigfrido a cui si è sinceramente affezionata, la Porche Cayenne con cui raggiunge il maneggio, dove si trova Sigfrido.
Stando così le cose, è normale che Carmen temporeggi. E nei weekend in cui non cavalca Sigfrido, si difenda dalla noiosa presenza del conte, mettendo a frutto i suoi poteri con sedute di meditazione Theta Healing, davanti a una trentina di persone sedute a gambe incrociate al cospetto di un mandala multicolore a tutta parete.
Da quando frequento le meditazioni da Carmen, ogni giorno, dopo colazione e prima di andare a dormire, ho preso l’abitudine di sedermi a gambe incrociate sopra il tappeto tunisino mentre intono, per dieci lunghi minuti, il monosillabo sacro Om. Purtroppo, non sono ancora in grado di percepire gli eventuali risultati della meditazione, né sul piano mentale né su quello fisico.
“Se avete lavorato bene la mattina, prima di uscire di casa” sta dicendo Carmen, “la sera è sufficiente qualche breve minuto di raccoglimento.”
La meditazione è quasi finita.
Il grande mandala proiettato sulla parete lascia il posto a un magnifico campo di lavanda. Alla monotona musica New age, abbinata alla meditazione, subentra l’intramontabile, sempre elettrizzante Rock ‘n Roll Animal di Lou Read.
Ho un urgente bisogno di muovermi. Le gambe sono un formicaio, il collo mi fa male, avverto un leggero languorino. Non vedo l’ora di fiondarmi sui tavoli, magnificamente allestiti, sotto il pergolato. Il ricordo del gustoso brunch del precedente sabato, mi mette l’acquolina in bocca: tortini di farro, dolcetti imbottiti di uvetta, involtini di ceci e prezzemolo, torte alla frutta, spremute di agrumi, tisane depurative ma anche del vino pregiato e dell’ottima birra.

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