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La morte per gioco

Nicola Ceccoli e Gabriele Cancellieri

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ISBN: 9788874188871

15,00 €

Foglio 63 | p.457 | ed. febbraio 2015

Il brutale omicidio di Valentina Boschi turba profondamente Stefano Duranti, giovane sceneggiatore di fumetti bolognese, e non solo perché Valentina è stata il suo primo amore. Come mai l'assassino si è ispirato ad un vecchio film su cui Stefano ha appena pubblicato e presentato un saggio? Soltanto una macabra coincidenza? Non sembra pensarla così la Polizia, che concentra immediatamente le indagini su di lui.
Ma mentre gli omicidi si susseguono, Stefano, affiancato dalla bellissima Alice, si rende conto di non essere un semplice spettatore di quella spirale di sangue. Il modus operandi dei crimini è infatti un messaggio rivolto proprio a lui, bersaglio di un odio che affonda le radici in un oscuro episodio del passato per cui nessuno, a parere dell'omicida, ha ancora pagato il giusto prezzo.

Recensione 

 

http://inkbooks.altervista.org/leggere-in-musica-la-morte-per-gioco-e-i-linkin-park/

ceccoli cancellieri

Nicola Ceccoli
Sono nato nel 1981 a Sassocorvaro, dove ho anche frequentato il liceo scientifico. Dopo la laurea in Giurisprudenza all'Università di Urbino, mi sono trasferito da Macerata Feltria a San Marino.
Da sempre amante della lettura, ho iniziato con fumetti come Topolino, Braccio di Ferro, Diabolik (di cui possiedo quasi tutti i numeri) e Dylan Dog prima di cimentarmi con la narrativa, specialmente di genere thriller/poliziesco con particolare predilezione per gli autori italiani, senza disdegnare qualche saggio storico.
Gli stessi gusti li ho anche in ambito cinematografico, e nel corso degli anni sono riuscito a mettere insieme una discreta collezione di pellicole, in cui quelle italiane degli anni ’60 e ’70 occupano un vero e proprio posto d’onore.
Mi piace lo sport, ma più seguito dalla poltrona che praticato in prima persona. I miei preferiti sono il basket, la pallavolo e soprattutto il calcio, essendo da sempre tifoso della Juventus.

Gabriele Cancellieri

Sono nato a Sassocorvaro nel 1986 e ho sempre vissuto a Macerata Feltria, in provincia di Pesaro e Urbino. Dopo il liceo e un po' di esperienza universitaria a Bologna, grazie a cui ho imparato a conoscere questa città, mi sono accasato all'Università di Urbino, dove mi sono laureato in Scienze Ambientali.
Mi sono avvicinato alla lettura soprattutto grazie ai fumetti. Dal 1994, per sette anni non perdo un'uscita di Topomistery, un mensile della Disney in cui Topolino collabora con il commissario Basettoni nella risoluzione dei casi più strani (dalle rapine di Gambadilegno ai rapimenti ad opera di Macchia Nera). Il passaggio al romanzo è stato graduale, anche se non ho abbandonato i fumetti, in particolare manga e alcune miniserie italiane più recenti.
Leggo un po' di tutto, ma la mia predilezione va sicuramente al fanta-thriller, genere che unisce all'azione e all'intreccio una buona dose di (fanta)scienza (se vi siete incuriositi, i miei autori preferiti sono Douglas Preston e Lincoln Child).
Nel 2008, dopo anni di ripensamenti e progetti vaghi, ho iniziato a scrivere. Il risultato di questa prima fatica è stato v-120, il mio primo romanzo autopubblicato, uscito nel 2010.
Per il resto, mi piacciono i videogiochi, la musica (rock e metal soprattutto) e sono appassionato di pallavolo, sia come spettatore che come giocatore. Anche quest'anno gioco a Piandimeleto, nel campionato di seconda divisione della provincia di Pesaro.

Ci conosciamo ormai da una vita, e la nostra comune passione per la lettura non era mai stata altro che uno spunto di conversazione. Dopo l'uscita di v-120, a fine 2010, abbiamo cominciato a parlare seriamente. Dopo pochi mesi, abbiamo iniziato a scrivere.

“La morte per gioco” è il primo romanzo nato dalla loro collaborazione.

www.ceccolicancellieri.altervista.org

Come vi siete avvicinati alla scrittura? 

Gabriele: Senza dubbio partendo dalla lettura. Sono un lettore da tantissimi anni, e l’idea di produrre qualcosa di mio mi ha sempre affascinato. A mio parere, le due cose vanno sistematicamente di pari passo: non si può essere scrittori senza essere lettori. Non a caso, si scrive ciò che si legge (o che si vorrebbe leggere). E quando trovi l’ispirazione giusta, allora è quasi impossibile non cominciare a scrivere. A quel punto comincia il dramma, perché il primo impatto è traumatico. Sembra tutto facile, dal punto di vista del lettore, ma già dalla prima frase che provi a scrivere capisci che non lo è affatto.

 

“Si scrive ciò che si legge”. Nasce così La morte per gioco?

Nicola: Ciò che si legge, ma anche ciò che si vede. Il genere mistery, in tutte le sue declinazioni, mi ha sempre appassionato, sia in campo letterario che in campo cinematografico. Sono stati proprio i thriller italiani degli anni settanta a fornire l’ispirazione per l’idea di fondo su cui si regge il libro. Infatti, proprio come in quelle pellicole, la Polizia, pur essendo abbastanza presente, non svolge un ruolo di primo piano, in quanto il vero protagonista è una persona comune che si ritrova suo malgrado invischiata in una catena di efferati omicidi. In effetti, più che di un giallo vecchio stampo in stile Agatha Christie, possiamo parlare di un thriller dalle tinte abbastanza forti.

 

Cosa significa scrivere un libro a 4 mani?

Gabriele: Significa avere tante possibilità in più, ma anche degli obblighi aggiuntivi. C’è la possibilità di confrontarsi, di condividere idee, di ampliare i propri orizzonti e sfruttare un doppio bagaglio culturale e di conoscenze. Offre inoltre la possibilità di una verifica aggiuntiva e preliminare su ciò che si è scritto. E poi, è molto divertente.

Nicola: È vero. Allo stesso tempo, occorre coordinarsi e rendere sempre conto all’altro del proprio operato. Ma, soprattutto, è necessario mettere d’accordo due teste pensanti, il che non è sempre facile. Occorre arrivare a dei compromessi, ma in generale è un’esperienza da cui entrambi possiamo continuamente imparare molto. E poi, in due è molto più facile superare gli ostacoli che inevitabilmente si incontrano.

 

Come avete organizzato il lavoro per questo romanzo?

Gabriele: Non sappiamo se la nostra è la ricetta giusta per scrivere un romanzo a quattro mani. Inizialmente ci siamo incontrati diverse volte, per costruire insieme l’impalcatura della storia e i personaggi. Pian piano abbiamo cominciato a delineare le singole scene e ce le siamo “divise”. Dopo averle scritte separatamente ce le scambiavamo per confrontarci e consigliarci su come migliorarle e come andare avanti. Così fino alla fine.

 

“Scrivere in due significa condividere background culturali diversi”. Cosa significa, nel vostro caso?

Gabriele: Credo riguardi ogni aspetto della vita. Ad esempio, la formazione scolastica, che nel mio caso è prettamente scientifica. Per rimanere nello specifico, anche i nostri gusti in materia di libri non sono proprio identici. Io leggo un po’ di tutto, anche se prediligo ogni sfumatura del thriller, in particolare il thriller scientifico e il fanta-thriller, un genere dove le teorie scientifiche vengono portate fino all’estremo, fin quasi a sfociare nella fantascienza (un esempio su tutti: Jurassic Park). Mi piacciono anche gli horror e i fantasy. Mi piace ricercare sempre qualcosa di nuovo e particolare, storie e autori di nicchia, sconosciuti o dimenticati.

Nicola: Naturalmente ogni esperienza vissuta porta ad approcciarsi alla scrittura in maniera differente. Nello specifico, la mia formazione scolastica è di natura letteraria-umanistica. Ma non si tratta solo di questo: frequentiamo ambienti diversi, ascoltiamo musica differente, abbiamo idee e hobby diversi. E questo non può che portare un’esperienza ancora più ricca per entrambi.

 

Un romanzo concluso e pubblicato: un traguardo raggiunto. Che cosa può cambiare, ora, nel rapporto con la scrittura? Come ci si approccia a una storia nuova e a un nuovo foglio bianco da riempire?

Nicola: Ci si approccia con un rinnovato bagaglio di esperienza a tutti i livelli, dalla preparazione alla stesura vera e propria. In più, c’è anche un certo grado di sicurezza, la consapevolezza di aver raggiunto effettivamente un obiettivo importante. Questo dà maggiore tranquillità, perché abbiamo visto che possiamo davvero riuscire a completare un progetto grande come un romanzo. Allo stesso tempo, non significa che d’ora in poi sarà soltanto una tranquilla passeggiata. Ogni storia, ogni libro è un’avventura a sé. Si riparte sempre da zero, e la strada è lunga.

TITOLI DI TESTA
Il fermaglio dorato sul capo della donna sembrava tremolare leggermente, offuscato dal fumo delle tre candele sul bellissimo tavolo scuro. Il trucco le conferiva un'aura esotica, esaltata dagli innumerevoli monili alle braccia e al collo.
Quando si sedette, i gioielli tintinnarono, ponendo definitivamente fine ad ogni brusio che ancora aleggiava tra gli occupanti delle sedie disposte attorno alle tre gambe del tavolo.
Solo allora aprì gli occhi per la prima volta: marroni, sfuggenti, resi profondi dalla sapiente pittura che sembrava proiettarli all'infinito. “Benvenuti.” La sua voce era suadente. In risposta ad un segnale invisibile, un pallido assistente in smoking si materializzò dal buio circostante e posò sul tavolo un grande oggetto, coperto da un panno di seta. Così come era apparso scomparve, seguito da un altro assistente, che portò un piattino da caffè.
“Gli spiriti possono incontrarci, se noi vogliamo accoglierli”, riprese la donna con il suo incedere dolce. Continuò a parlare, incantando i sei ragazzi con la descrizione del magico mondo del soprannaturale. Un'importante introduzione a ciò che si apprestavano a provare. “E ora”, concluse allargando le braccia, “uniamo i nostri cuori.” La ragazza alla sua destra le strinse la mano, e in pochi istanti la catena fu completa.
“Ora chiudiamo gli occhi. Rilassiamoci, respirando lentamente e profondamente.” La voce calma e profonda della medium riuscì a trascinarli in una sorta di trance cosciente: ogni suono, interno ed esterno, scomparve.
Potevano a malapena percepire l'ansito dei loro respiri o il palpitare dei loro cuori.
“Siete molto bravi.”
La medium aprì gli occhi e, con un sorriso di soddisfazione, constatò che i ragazzi erano rilassati e tranquilli: era riuscita ad ipnotizzarli. Sciolse la mano da quella della ragazza e, con un gesto rapido, tolse il panno di seta dall'oggetto sul tavolo. “Ora potete aprire gli occhi.” Diversi mormorii di sorpresa e meraviglia accolsero la vista della tavoletta ouija. Forse alcuni l’avevano già vista, personalmente o in fotografia, ma probabilmente nessuno l'aveva mai utilizzata. Era costruita con un legno nodoso, chiaro, tagliato ed accuratamente levigato, lucidato fino a conferirgli un'innaturale brillantezza metallica. Direttamente sul legno erano stati dipinti i segni neri. Le lettere dell’alfabeto creavano un grande cerchio, all’interno del quale una griglia conteneva le dieci cifre, affiancata da due caselle: sì e no. La medium appoggiò il piccolo piattino rovesciato al centro.“Il momento è giunto. Gli spiriti, grazie a voi, ora sono con noi e, se vorranno, ci parleranno. Mettiamo tutti qui l'indice destro.”
Sette indici destri andarono a posarsi sul fondo del piattino, che immediatamente si mosse. Un gridolino di terrore sfuggì alla ragazza seduta di fronte alla medium. Tutti si voltarono a fissarla, mentre il piattino scorreva veloce e sicuro sulla tavoletta, fermandosi periodicamente sulle diverse lettere.
La donna guardò la ragazza: era decisamente la più debole. Castana, occhi verdi, un’espressione perenne da cane bastonato. La tipica ragazza lasciata a margine del gruppo. Magari intelligente, ma assolutamente inadeguata nei rapporti sociali. Il soggetto meno indicato per una seduta. Come potevano averla convinta a partecipare? Che avesse un rapporto speciale con uno degli altri ragazzi?
“Gli spiriti ci danno il benvenuto”, disse la medium quando il piattino tornò al centro della tavoletta. “Siete gentili, anime e spiriti di persone e di cose”, intonò poi con la sua voce soave, guardandosi intorno come se cercasse qualcuno. Continuò a ringraziare le ipotetiche entità che si erano materializzate nella stanza, finché il piattino non si mosse di nuovo. Ancora qualche gridolino di sorpresa, mentre forze invisibili completavano la frase.
“Ora potete fare delle domande. Se avete qualsiasi curiosità, gli spiriti saranno lieti di rispondere.” “Misericordia...” L'esclamazione, sussurrata a voce bassissima ma perfettamente udibile nel silenzio della stanza, proveniva da un ragazzo ingobbito e leggermente sovrappeso. Con gli occhiali spessi e i capelli perfettamente pettinati, era il ritratto del ragazzo timido ed impacciato. Il suo commento faceva pensare che fosse pure religioso. Un altro cliente tremendamente scomodo in una seduta spiritica.
“Possiamo chiedere quello che vogliamo?  La domanda proveniva da una ragazza mora, capelli ricci, un occhio al trucco e un altro allo specchio. La medium pensò che in un film di serie Z sarebbe stata scritturata per impersonare la classica adolescente oca con il sogno di diventare un’attrice o una showgirl. Già l’immaginava mentre apriva le gambe per dimostrare il proprio talento indiscusso.
“Chiedere non costa nulla, ma attenzione.” La medium aveva alzato la voce e gli occhi si erano improvvisamente ridotti a due fessure. Era una splendida oratrice. “Le domande, anche le più innocenti, nel mondo etereo, al di là della nostra misera dimensione umana, possono trovare le risposte più disparate. Nella dimensione al di là del tempo e dello spazio, dove lo spazio e il tempo non esistono, le risposte alle nostre curiosità terrene possono provenire dal passato o dal futuro.”
“Questa fuma...” proferì un ragazzo biondo. Tipica faccia da bullo, palestrato e perennemente abbronzato, era stato lui ad organizzare tutto. Aveva incontrato la medium per caso qualche giorno prima e l'aveva ingaggiata. Una festa tra adolescenti con una seduta spiritica: un modo alternativo per ingraziarsi gli altri. O, forse, l'unico modo che aveva per tenersi stretto qualcuno: comprarlo. Sembrava particolarmente in sintonia con la ragazza alla sua sinistra: capelli rossi, occhi verdi, sorriso acceso e mano nella mano con il suo ragazzo, un altro bontempone allegro e gioviale, capelli castani e sguardo indagatore. Un triangolo amoroso?
“Ciò che voglio dire...” si impose di nuovo la medium, provocando il silenzio. “Ciò che voglio dire, è che potete fare tutte le domande che volete, ma dovrete essere pronti a tutte le risposte che riceverete. La morte, la gioia,
il dolore, la vita. Queste cose non hanno senso e non hanno emozione per coloro che vi daranno le vostre risposte.”
“Ma chi c’è qui attorno?” chiese la rossa. “Nostri parenti defunti? Persone a noi care?”
La medium rise. “I vostri cari defunti? Pensate che nel loro mondo l’identità abbia un valore? Io parlo di spiriti, perché la loro grandezza li fa sembrare infiniti. Vivono, se così vogliamo dire, dentro di noi. Mi chiedi se ci siano i tuoi cari defunti qui? Non lo so, e se ci fossero, non penso lo saprebbero nemmeno loro. E pensi che siano qui attorno? Attorno dove? Già, dove... Una parola senza senso. Esseri, entità, spiriti senza spazio né tempo non possono essere in nessun dove. E in nessun quando.” “Questa non fuma”, mormorò il fidanzato della rossa. “Questa si droga, e pure pesante.”
“Gli spiriti sono impazienti. Chi è il primo?”
“Ci penso io!” si offrì la mora. “Quando avrò finalmente successo?”
Domanda banale e stupida, pensò immediatamente la medium, ma il piattino si mosse a formare la risposta. Nonostante in pochi conoscessero l’aspirante modella, alcune timide risate si inseguirono attorno al tavolo.
L’interessata invece storse la bocca, in chiaro disappunto. “Ora tocca a me”, intervenne il biondo con fare supponente. “Io chiedo se avrò speranze con questa ragazza, stasera”, concluse passando un braccio attorno alla showgirl. “O con qualsiasi altra.”
Lei gli mollò un pugno scherzoso sulla spalla mentre il piattino si muoveva. La frase risultante provocò altre timide risate. La medium si accorse che la tensione stava calando, ma questo era normale: le domande rivolte dai ragazzi erano troppo banali per suscitare una reazione più forte. Non che si aspettasse qualcosa di diverso da un gruppo di ventenni.

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