Il quaderno del destino Vedi a schermo intero

Il quaderno del destino

Martina Dei Cas

Maggiori dettagli

ISBN: 9788874189014

12,00 €

Lettere 271 | p.149 | ed. febbraio 2015

Lungo la via dei sogni spezzati si consuma l’infanzia dei bambini del Diablo. Intorno a loro una periferia sofferente, colorata come una giostra e subdola più di un labirinto.
Un destino già scritto per Joaquin e Thalia, se non fosse per un misterioso quaderno rosso e per la tenacia di donna Brenda, pronta a nascondersi nelle foreste del Nord pur di tenerli al sicuro, anche a costo di affrontare rancori antichi quanto la guerra civile.
A fare da cornice un Nicaragua popolato da bande senza scrupoli ed eroi per nulla straordinari, in mezzo a una natura mozzafiato, tra cascate e miniere d’oro.
Una struggente storia d’amicizia, perdono e riscatto, senza tempo né latitudine, intrisa di polvere, caffè e umanità.L’irresistibile richiamo di un passato oscuro che sembra non lasciare scampo e di un futuro che farà di tutto per essere riscritto.

http://www.djpod.com/radiorokka/rokka-book-intervista-con-martina-dei-cas-il-quaderno-del-destino?lang=en&lang=fr&lang=en


https://www.youtube.com/watch?v=OQWfXMtmkBk

martinadeicas


Martina Dei Cas nasce nel 1991. Vive ad Ala ed è laureanda in Giurisprudenza ad indirizzo transnazionale presso l’Università degli Studi di Trento.
Nel 2009 esce il suo primo libro per ragazzi Una stravagante mattinata a Operà.
Nel 2010 viene insignita dal presidente della Repubblica del titolo di Alfiere del Lavoro.
Nello stesso anno, dopo una breve esperienza di volontariato in Nicaragua nasce il suo secondo romanzo Cacao Amaro, premiato al Concorso Letterario Quel Libro nel Cassetto della Fondazione N. Liotti  (Monterosso Calabro 2014).
Vince alcuni concorsi letterari tra cui: Racconta il Teatro- Sipario d’Oro Rovereto –TN per tre edizioni, L’immagine parla Palazzolo sull’Oglio- BS 2008, 4° Premio Capannese Renato Fucini  Montopoli Valdarno – PI 2008, Scrivere per Sport 2008 Latina, Orme Oltremare Genova 2009, Il privilegio di esistere-Mai più violenza sulle donne Macerata 2010, I racconti della CSR 2011 Milano,  Da estraneo a straniero Tufara 2011, Caro Diario Ortucchio 2013 e nel 2014 Arte e conflitto: il desiderio Pescara, Premio Bussi sul Tirino: oltre la crisi Bussi sul Tirino, Summer Reading piattaforma Mebook, Racconti per viaggiare, viaggi per raccontare LiberArti Social Reader Writer Artist. 
Si classifica seconda al Concorso Donne Parole che lasciano il segno, Biella 2013 e terza al 5° Concorso Letterario Frontiere Grenzen 2009 Fiera di Primiero- TN, al Premio Omodei Zorini 2010 Arona e al Concorso Letterario Storie che parlano di libri, Montemurlo—PO 2012.
Con il racconto Chañan Curi Pilar ha vinto il titolo onorifico di Giovane Ambasciatrice CIRSI dell’Interculturalità 2011Altri suoi racconti sono editi in diverse antologie.
Nel tempo libero ama viaggiare e fa l’aiutocompiti per bambini di elementari e medie presso l’associazione Il Sentiero di Ala.

Scrive Martina:
“Grazie ai lettori di Cacao Amaro ho realizzato il progetto Un libro per una biblioteca, che ha fornito materiale didattico ai bambini e ragazzi dell’Istituto Agropecuario Gervasoni di Waslala.
Questo nella convinzione che solo con l’istruzione si possa migliorare il futuro di un Paese.
Il mio secondo viaggio in Nicaragua nell’agosto 2013 per verificare l’andamento del progetto, mi ha dato lo spunto per questo nuovo romanzo, che mi piacerebbe poter legare ancora al miglioramento delle condizioni di vita nei Paesi al di là del mare grazie al vostro sostegno.” 

Per tenersi aggiornati: https://www.facebook.com/pages/Il-Quaderno-del-Destino/330133137177316

Per contattare l’autrice: friendly003@tiscali.it

Capitolo 1

Prologo
Managua

“PERRO!” L’urlo squarciò la quiete della strada semi deserta, inducendo Joaquin a girarsi di scatto. Il bambino realizzò che l’insulto era rivolto a lui, ma quando provò a fuggire, due grosse mani lo afferrarono, gettandolo nella polvere. L’attrezzatura da lustrascarpe cadde fragorosamente a terra, spaventando i pappagallini sulla palma vicina, che oscurarono il tramonto in un fuggi fuggi disperato. Una moto della polizia passò rapida, senza fermarsi, e i garzoni delle drogherie e dei negozi di vestiti usati si affrettarono ad abbassare le serrande. Nel loro Paese, tanto vicino all’Equatore quanto lontano dal cuore di Dio, il buio calava alle sei e l’elettricità era un lusso per pochi. Per una frazione di secondo non successe nulla, poi i colpi iniziarono a cadere ritmicamente sul corpo di Joaquin. Provenivano da due adolescenti allampanati, con un grosso rosario al collo e i capelli impomatati.“Perché non hai pagato, ingrato?” gridava Jesser. “Nessuno ruba al Diablo!” rincarava Antonio. “Io non ho rubato niente” si discolpò il bambino, cercando di proteggersi con lo sgabello consumato su cui poggiavano le scarpe i suoi clienti. “Pure bugiardo!” s’indispettirono i bravi. In quel quartiere sperduto alla periferia di Managua imparavi presto a chi regalare la tua lealtà: non era questione di filosofia, né di affiliazione politica o religiosa, ma di semplice sopravvivenza. Loro erano dalla parte giusta, lui da quella sbagliata. Una vecchietta appena uscita dalla Chiesa della Misericordia urlò sgomenta: “Fermi! Così lo ammazzate”, ma la sua compagna di preghiere la tirò per la manica invitandola ad allontanarsi. L’affabile parrucchiera Eugenia, titolare del salone “La Moderna”, salutò con un sorriso forzato l’ultima cliente e prese in mano il mocio. Iniziò a pulire con zelo, ma si fermò quasi subito. Per quanto rumore facesse spazzando, per quanti mobili spostasse, per quanto forte cantasse, le urla del bambino la raggiungevano dalla strada. E raggiungevano anche la cameretta dalle pareti color lillà dove Malvina esercitava con molta maestria e scarso entusiasmo la professione più antica del mondo. Lei e Joaquin avevano molto in comune, in primis il loro datore di lavoro, che rispondeva al sinistro nome di Diablo. La ragazza si affacciò alla finestra e capì che in quella faccenda era meglio non immischiarsi. Così tornò allo specchio, asciugò con la cipria le lacrime e i lividi e accese la televisione a tutto volume. Per la prima volta la pia vicina non ebbe nulla da ridire. Anzi, si strinse nell’austero vestito nero da vedova, si recò da Malvina e rimase con lei finché non fu tutto finito. Le due donne non si parlarono né si guardarono mai negli occhi. Semplicemente rimasero nella stessa stanza, singhiozzando in silenzio, sobbalzando appena, come sa fare solo chi è cresciuto nell’oppressione. Anche don Tiburcio, il proprietario della Veterinaria San José, aveva un nodo allo stomaco. Amava il pugilato e i film d’azione. Ascoltava narcocorridos dalla mattina alla sera, eppure in quel momento aveva la nausea. Avrebbe voluto aiutare quel bambino, che ogni tanto gli lucidava gli stivali quando tornava dalle consegne in campagna. Avrebbe voluto trovare il coraggio di scegliere da che parte stare, ma uno sguardo risoluto della moglie lo riportò alla realtà. Anche loro avevano una famiglia da sfamare. Così si limitò ad accendere la radio, per non sentire. Ironia della sorte, lo accolse la voce roca e addolorata di Chavela Vargas: “Ojalá que te vaya bonito, que conozcas personas mas buenas, que te den lo que no pude darte... pero nadie me llame cobarte.” Il venditore aveva ascoltato abbastanza: massaggiandosi le tempie, corse sul retro a vomitare il suo rimorso tra i manghi caduti. Poi si pulì la bocca con un goccio di rum e riprese a sistemare il veleno per topi. “Questo è quello che succede a chi ruba al Diablo” gridarono i ragazzini dalla strada. All’improvviso, rapidi com’erano venuti, assestarono un ultimo calcio a Joaquin, si passarono le mani sui jeans slavati e si avviarono verso un pick- up dai vetri oscurati. “Bel lavoro, muchachos4” sibilò il protettore dall’interno, abbassando il finestrino. Poi con le dita inanellate passò loro un pugno di banconote e diede ordine all’autista di ripartire. Jesser e Antonio tirarono un sospiro di sollievo: picchiare quel piagnucoloso lustrascarpe non era stato piacevole, soprattutto considerando che una volta erano amici, ma sicuramente avrebbe aumentato le loro chance di partecipare all’incursione contro il cartello rivale dei Tiburones. “L’obbedienza alla gerarchia prima di tutto” ripeteva ogni mese il Diablo al suo piccolo esercito di bambini senza più sogni... e loro ne erano un esempio perfetto. Pregustando l’idea di abbandonare scippi e appostamenti in favore di intimidazioni e risse vere, si allontanarono saltellando tra le pozzanghere. L’ordine nel quartiere era stato ristabilito.

Non ci sono commenti dei clienti per il momento.

Scrivi il tuo commento

Il quaderno del destino

Il quaderno del destino

Martina Dei Cas

Scrivi il tuo commento

Prospettiva editrice sas Via Terme di Traiano, 25 | 00053 Civitavecchia (RM) | Italia | P.I. e C.F. 07322481008 | Tel: +39 076623598 | E-mail segreteria@prospettivaeditrice.it