Guida alla Psicoterapia Psicodinamica Vedi a schermo intero

Guida alla Psicoterapia Psicodinamica

Roberto Infrasca

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ISBN: 9788874188697

14,00 €

Costellazione Orione 94 | p. 242 | ed. agosto 2014

Il libro è rivolto a tutti gli psicoterapeuti di orientamento psicodinamico. Nelle intenzioni dell’autore il volume non vuole essere una trattazione esaustiva delle delicate e importanti problematiche che la pratica clinica propone, quanto un tentativo di orientare il clinico sul terreno psicopatologico di più frequente osservazione nel lavoro quotidiano. La prima parte è essenzialmente teorica e riprende le importanti dimensioni che entrano nell’interazione tra psicoterapeuta e paziente, aspetti essenziali per stabilire in un tempo ragionevole l’architettura personologica dell’individuo, fattore indispensabile per impostare il tragitto psicoterapeutico più funzionale e (ri)costruttivo. La seconda parte è strutturata su numerosi suggerimenti e consigli dell’autore (derivanti da 35 anni di lavoro psicoterapeutico), riguardanti l’agire nel setting sui quadri psicopatologici più frequentemente analizzati a livello clinico e statistico. Inoltre, il testo può essere anche utilizzato da persone che, pur non esercitando la professione di psicoterapeuta, sono interessate ad un arricchimento delle proprie
conoscenze in questo difficile e attraente campo dell’interazione umana 

Roberto Infrasca ha lavorato nell'Unità Operativa di Psichiatria dell’ASL 5 di La Spezia in qualità di Psicologo Dirigente. Ha insegnato per 15 anni come professore di “Psicologia clinica” nella facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Genova. Ha pubblicato 64 ricerche su riviste nazionali e internazionali. É autore dei volumi: Il linguaggio silenzioso. Saggio sulla non-comunicazione dell'uomo moderno. La Ginestra Editrice, Brescia, 1994;
Anoressia e sessualità. Dalla comprensione alla terapia. Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 1999; Il disturbo da attacchi di panico. Franco Angeli, Milano, 2000; Dall'infanzia alla depressione. Edizioni Scientifiche MaGi, Roma, 2002; La dimensione adolescenziale: un progetto tra dipendenza e autonomia. Analisi dei disturbi alimentari e psicologici in un campione femminile. Provincia di La Spezia, Assessorato alla Pubblica Istruzione, 2002; Accadimenti dell'infanzia e psicopatologia nell'adulto. Magi, Roma, 2003; Donna e depressione. I perché di una sindrome al femminile. Bruno Mondadori Editore, Milano, 2004; DAP Inquadramento psicopatologico e approccio psicoterapeutico nel Disturbo da Attacchi di Panico. Magi, Roma, 2006; La cultura dell’impersonalità. Magi, Roma, 2009; Eclissi del Padre. Magi, Roma, 2011; Personalità senza personalità. Prospettivaeditrice, 2013 

Presentazione

Ho accettato di buon grado e con piacere l’invito rivoltomi da Roberto Infrasca di scrivere poche righe di presentazione del suo recente volume “Guida alla psicoterapia psicodinamica”. In altre occasioni per l’uscita di alcuni suoi libri ho potuto presentare il suo pensiero. E’ quello di Infrasca un pensiero che rispecchia e dà corpo ad una ricchezza di interessi nella ricerca dell’“uomo” e della sua essenzialità soggettiva così come si presenta e appare all’osservazione dei vissuti e dei comportamenti quotidiani. In questo volume l’osservazione non è solo fenomenica, ma va a scavare la soggettività intrapsichica gettata nella sofferenza della mente per un “pensiero su” quell’intreccio relazionale tra cliente e terapeuta nell’atto nobile che fa della pratica psicoterapeutica una autentica “riparazione”. Sulla relazione psicoterapeutica, infatti, si sviluppano i capitoli del volume diviso in due parti: la teoria e la tecnica. Il progetto di questo volume è ambizioso in sé perché il tema sviluppato è di non poco conto e fa tremare le vene e i polsi per la sua complessità teoretica e per la correttezza deontologica ed etica che necessariamente è a fondamento dell’atto psicoterapeutico. La teoria esposta è quella ad orientamento psicodinamico e la tecnica, ad esso coerente, è sostenuta anche dalla esperienza clinica pluridecennale dell’Autore di questo scritto. Un pregio ulteriore del volume, che accompagna l’intento didattico nella pratica clinica, consiste nel fatto che esso è scritto in una forma semplice così che appare comprensibile sia agli addetti ai lavori, così come a chi è curioso di conoscere questo grande tema pur non avendo le conoscenze tecniche al tema stesso coerenti. Il volume, quindi, si sviluppa procedendo, in forma didattica, prima nella illustrazione della teoria, poi nella presa in esame del rapporto che intercorre tra terapeuta e cliente nel setting dell’azione psicologica (psicoterapeutica). La delicata questione della psicoterapia (di qualsiasi indirizzo, ma soprattutto di quello ad orientamento psicodinamico) si apre sullo sfondo di uno scenario etico e deontologico che interroga gli attori dell’atto psicoterapeutico sul rapporto che intercorre tra scienza e valori, tra l’uso corretto della tecnicalità e il rispetto della soggettività delle persone/attori nell’atto relazionale; tra l’oggetto sostanziato dall’azione terapeutica presa in sé (dimensione deontologica) e il soggetto della relazione (dimensione etica). Ne conseguono due questioni. La prima questione riguarda se e come sia possibile misurare (valutare) il cambiamento (la guarigione) in un contesto terapeutico sempre e comunque guardando unicamente alla correttezza del metodo impiegato e, di conseguenza, partendo dalla bontà scientifica e tecnica, derivarne anche la sua sostanziale bontà deontologica ed etica. A riguardo poi della bontà etica, che non può essere né sovrapponibile né confusa con quella deontologica, deve essere necessariamente e ineludibilmente presa in considerazione la dimensione soggettiva dei valori di senso e di significato proposti dagli attori nella relazione terapeutica. La seconda questione è strettamente legata alla prima e riguarda se e come la psicologia – e in particolare il suo specifico impianto epistemico e metodologico – possa accogliere l’esigenza di sottoporre a normativa (normare) la condotta del professionista (così come avviene in un laboratorio di sperimentazione scientifica) e così garantire trasparenza e tutela pubblica, senza tradire la sua vocazione liberale e il valore della soggettività che sono gli oggetti specifici della stessa azione sperimentale della relazione di aiuto. Il complesso intreccio tra obiettività della scienza e soggettività della coscienza nella proposta dei valori di senso e di significato propri di ciascun attore (terapeuta e cliente) ed espressi nella relazione terapeutica, conduce necessariamente al tema della determinazione libera dell’uomo e, quindi, della responsabilità personale dei propri atti sempre e comunque posti a confronto con le ragioni di due valori fondamentali e tra loro interconnessi: il valore del sapere scientifico e il valore della salvaguardia della libertà e della coscienza soggettiva delle persone tra loro interagenti. Questi due valori, ambedue imprescindibili perché la psicoterapia possa costituirsi veramente come un atto di aiuto alla persona sofferente, quello della obbligatorietà della correttezza professionale (tecnica) del terapeuta e quello della obbligatorietà che venga salvaguardata la dignità della persona, accendono una importante riflessione all’interno della stessa natura del sapere terapeutico che impone di essere un sapere di aiuto per l’uomo (soggettività) e non unicamente per la ragione dell’uomo. Non sussiste alcun sapere, soprattutto nell’atto psicoterapeutico, che possa essere qualificato come sapere della ragione in sé stessa e della priorità consegnata alla deontologia tecnica; il sapere è sempre e solo dell’uomo, del suo essere progettato nella antropologica finitezza dell’umana esistenza e quindi nella sofferenza che è universale come lo è la gioia. Soltanto un tale sapere rimanda di necessità alla determinazione libera dell’uomo, alla sua intrinseca soggettività così che la ragione stessa diviene il principio di un ordine di autentica conoscenza. Tale conoscenza rimane alta nelle forme dei discorsi e del dibattito sull’uomo e sul significato del suo esistere nel contesto di una civiltà che rispetti la dignità della coscienza del singolo e rispetti la dignità della conoscenza della sua esistenzialità “posta” nella antropologica umana caducità. La ricerca del senso della vita umana diviene la stessa categoria del senso divenuta irrinunciabile sia nelle forme correnti del discorso scientifico che sostengono la stessa scelta di un metodo terapeutico, sia nella stessa pratica terapeutica. Infatti questo genere di forme di sapere applicato, quelle, cioè, che di fatto presiedono alla sostenibilità di una risposta alla richiesta di aiuto dell’uomo posto nella sofferenza esistenziale, impediscono l’erosione, ad opera del sapere della scienza, di una crescente distanza del sapere dalla coscienza soggettiva degli attori della relazione terapeutica. Soltanto collocando su tale sfondo sia le forme del sapere (fattuale) della tecnica, sia la ragione scientifica che attribuisce senso alla tecnica applicata ai fatti, è possibile declinare in termini pertinenti la questione dei loro rapporti con riferimento alla coscienza delle persone. Quando si introduce il tema della ragione con riferimento al sapere e alla conoscenza che la coscienza delle persone ha delle azioni reciprocamente e responsabilmente prodotte nella relazione terapeutica, si introduce anche il problema epistemologico delle ragioni proprie che definiscono la stretta correlazione tra la definizione dello statuto interno della scienza e i significati di senso del valore dell’azione prodotta dagli attori della relazione. Su questo terreno si incarna la ricchezza e la bellezza della psicoterapia, ma insieme ad esse, anche la responsabilità nell’agire un così difficile e delicatissimo mestiere della “cura” dell’anima. Ho inteso soffermarmi sulle questioni sopra enunciate per due ragioni molto importanti quando si discute della psicoterapia. La prima attiene al confronto tra correttezza scientifica nella pratica deontologica e la salvaguardia della soggettività e dignità della persona. La seconda riguarda l’ontologia stessa dell’atto psicoterapeutico, della relazione tra terapeuta e cliente. La relazione terapeutica va intesa sia come espressione condivisa dei due componenti della coppia analitica, sia come una “gestalt” su cui due o più entità si interconnettono. Si tratta di una “gestalt”, una realtà “altra” non prodotta dalla somma dei due componenti la coppia analitica, ma di un “terzo” specifico la cui funzione è quella di “con-prendere” o di “sussumere” in sé le entità in relazione, così che queste entità costituiscono di fatto una unità. In questo senso deve essere considerata la relazione terapeutica in chiave euristica, cioè, come superficie interpsichica su cui convergono i mondi interni di ciascuno, senza soluzione di continuità tra intrapsichico e interpsichico. Tutto ciò permette di definire la natura intrinseca e ontologica della psicoterapia, passando da un modello di spiegazione causale-lineare a un modello di spiegazione circolare. In tal senso il campo di analisi si estende dalla relazione tra due poli alla relazione fra i due poli e la relazione stessa. Il volume scritto da Infrasca affronta un tema difficile e affascinante. Il mio augurio è che questo libro possa giovare ad accrescere la conoscenza per molti.

Erminio Gius Università di Padova.

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