Il fango sullo stivale Vedi a schermo intero

Il fango sullo stivale

Marco Marchi

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ISBN: 978-88-7418-843-7

12,00 €

Lettere 236 | p.138 | ed. gennaio 2014

Il sottotitolo per questo libro potrebbe essere: Controcanto d’Italia – Racconti sociali, politici, di costume, umoristici.
Venti racconti che fotografano l’Italia di oggi, con le sue contraddizioni, l’Italia che cambia senza cambiare, che procede senza muoversi, che è ma che vorrebbe essere altro, attraverso una narrazione che ha il sapore dei testi di Giorgio Gaber e di Fabrizio De Andrè.
Il lettore leggerà di un giornalista minacciato da un’organizzazione terroristica, di una riflessione sulle missioni
militari all’estero, di un’allucinazione politica, di tematiche sociali che si incontrano tutti i giorni sui giornali. Sono tutti risvolti della stessa medaglia, narrati a volte con ironia e a volte in tono crudo, a seconda del contesto, ma senza presunzione e senza analisi accademica.

http://www.piegodilibri.it/narrativa/il-fango-sullo-stivale-marco-marchi/

Marco Marchi (Padova, 1978), dopo il liceo classico e la laurea in Chimica, ha esordito nella narrativa nel 2005 con il libro di racconti surreali “on Si Può Mai Sapere”, seguito dalla seconda parte intitolata “Dove Si Va” (Prospettivaeditrice, 2007). Poi ha pubblicato il romanzo “Il Crepuscolo” (Prospettivaeditrice, 2009), il saggio “Pasquino. La voce libera del popolo (Prospettivaeditrice, 2011). A dicembre 2011 è uscita l’edizione riveduta e corretta del primo libro, con il titolo “La Fine Del Mondo”, edito da Prospettivaeditrice. Questo è il suo quinto libro.
Le sue opere sono state recensite su quotidiani nazionali, riviste letterarie, televisioni e radio.
Per maggiori informazioni www.marcomarchi.net

PROLOGO

.............le pecore trascorrono docili il proprio tempo nel verde dei prati, seguono la voce del pastore, non pensano altro, non sanno che ciò che oggi è rigoglioso domani potrebbe essere un deserto, così le pecore passano nei prati............ ........era una notte di fulmini quella in cui il pastore finì in un dirupo......... le pecore trascorrono docili il proprio tempo nel verde dei prati, da quella notte vagano per prati e colline, senza alcuna direzione, non possono avere domande e non pensano ad altro, finchè mordono il verde dei prati, pure i cani hanno smarrito la strada, e laggiù finisce la valle, dove il verde sparisce sotto l’asfalto e la polvere delle strade, laggiù dove andranno poi le pecore?

L’UOMO NUOVO

«Che fatica. Quello che ho sempre odiato dei viaggi è dover aprire le valigie. O meglio, fare le valigie e disfare le valigie. Lo so, tra un paio di minuti arrivo, lasciami finire di sistemare queste scarpe e dopo scenderò. Intanto siedi, siediti pure, il divano in salotto è abbastanza comodo. Credevo arrivassi in ritardo, voi giornalisti siete sempre in ritardo, perché tu no? Non fa ridere? Sì che fa ridere, tu non hai il senso dell’umorismo, si vede che sei un giornalista. Scusa se ti do del tu, ma sei più giovane di me, che ci posso fare? Un giornalista che dovrebbe essere puntuale nel dare notizie, invece è in ritardo. A me fa ridere, scusa se rido, però questo pensiero mi diverte molto. Ho capito, mi fermo qui, sto arrivando, un attimo ancora, finisco di sistemare i pantaloni e scendo. Ecco, sediamoci. Vuoi parlare di me, vero? D’accordo, mi va bene, però facciamo una cosa diversa, in quanto detesto le interviste standard, mi annoiano. Prendi quel libro sopra lo scaffale bianco, non è un libro normale. Non temere, non sono le mie memorie, detesto i memoriali, non le scriverò mai, rilassati. Quel libro è quello delle mie memorie, in formato fotografico però. Facciamo una cosa così, guardiamo le mie foto e ti racconterò piano piano la mia storia. Siedi qui e apri l’album. Ecco, questa è la prima foto: sono nel cortile di casa all’età. Lasciamo stare queste prime fotografie, andiamo avanti, sono solamente fotografie di un bambino qualunque, la trasformazione è avvenuta dopo, se di trasformazione è lecito parlare. Ecco vedi? Questa fotografia mi ritrae all’età di sedici anni ad un raduno di estrema destra a Predappio, grandi tempi, bei raduni, credevo in molte cose a quel tempo, credevo di volare, però senza aprire le ali e poi parecchie cose sono cambiate. Volevo migliorare questo paese, svecchiarlo, togliere le sue ragnatele. Sai cosa ti dico? Mi sentivo come un uomo nuovo. Ad un certo momento, qualche mese dopo, ho avuto una specie di folgorazione e nell’euforia generale mi sono ritrovato diverso. Vedi la foto successiva? Mi ritrae all’età di venticinque anni ad un congresso del Partito Socialista, il famoso congresso con Craxi segretario che portò il socialismo in questo paese a livelli di consenso elettorale forse mai raggiunti prima. Né prima né in seguito. Purtroppo ai voli fanno seguito anche le cadute vertiginose, infatti la foto seguente è stata scattata una sera del lontano millenovecentonovantadue, quando accompagnai il segretario all’ultima riunione del partito e all’uscita dall’hotel la gente radunata ci tirò addosso monetine e grida ingiuriose. Non dimenticherò mai quella serata, dopo di essa non ci fu nessuna alba, ma solamente un lungo tramonto che ebbe fine in una terra straniera all’inizio del nuovo secolo. Ma quel giorno, già ci eravamo sparpagliati tutti, non esisteva più il partito socialista, anzi i suoi frammenti si erano sparsi ovunque. Sia a destra che a sinistra, come è avvenuto spesso in questo paese anche per altri partiti da quel momento. La foto seguente mi ritrae al congresso del Partito Comunista, quella famosa riunione che sancì la fine del vecchio partito comunista che proprio in quell’occasione divenne democratico. Cambiammo il nome in Partito Democratico della Sinistra.

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