La vera storia di Olga Reza Lukianova Vedi a schermo intero

La vera storia di Olga Reza Lukianova

Marisa Giaroli

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ISBN: 978-88-7418-841-3

14,00 €

Lettere 234 | p.239 | ed. dicembre 2013

Immaginate di innamorarvi o di essere attratti da qualcuno. Immaginate di credere che questa persona sia quella che sembra, cioè quella che vi appare. Poi tutte le certezze vengono sovvertite e vi trovate dinanzi una persona affatto diversa da ciò che sembrava e che voi immaginavate. Tuttavia il sentimento non cambia, questo è la forza ma anche il dolore più grande.
Innamoramento, amore, amicizia e impegno sociale sono le forze che tengono insieme i personaggi di questa storia avvincente, in cui non mancano colpi di scena.
Avviso ai lettori: vietato ogni pregiudizio possibile!


 http://www.levantenews.it/index.php/2014/05/09/recco-ecco-i-vincitori-del-premio-letterario-di-poesia-e-narrativa-2/


Marisa Giaroli, è nata e vive a Reggio Emilia.
Ha pubblicato le raccolte di liriche: “L'inverno fu la mia stagione” (1973), “Guardando le colline” (1975), “Volo di gabbiani” (1977), “Oltre il cancello” (1978), “Io donna” (1982) e “...Io sempre io...” (2008), “Una cascata di parole d’amore” (2013). Inoltre, è autrice dei romanzi: “Una madre per Luisa” (1984), “Concerto d'addio” (1986), “Il passato di Lisa Krall” (1989), “Ludmila” (1992) e “Perché non lei?” (2006), “Se fosse amore” (2009), “La scala di
Giacobbe” (20010).
Copertina riproduzione fotografica di “Figura in Smoking” (1995), bronzo dello scultore Vasco Montecchi. Lo scultore Vasco Montecchi è nato a Castagneto di Baiso (Reggio E) e vive a Ventoso di Scandiano (RE). Le sue opere, sparse in tutto il mondo, sono spesso ispirate a temi sociali. Ha al suo attivo oltre trenta importanti mostre personali e antologiche in prestigiose sedi nazionali e internazionali tra cui alla Pinacoteca azionale di Monaco di Baviera; Parlamento Europeo di Strasburgo. Vince il concorso artistico internazionale per l’importante

1

Quello era l’ultimo giorno di aprile del 1985. Un giorno dal cielo limpido e dall’aria fresca quel tanto da non sentire freddo e allo stesso tempo da non sudare. Nelle strade adiacenti al Cremlino regnava un’animazione festosa. I numerosi turisti e le delegazioni invitate a Mosca per i festeggiamenti del I Maggio si dirigevano verso la piazza Rossa come potevano, urtandosi a volte tra loro. Il chiacchiericcio gioioso e vivace era superato solo dal richiamo delle guide che di tanto in tanto erano costrette ad alzare la bandierina di riconoscimento per richiamare i più distratti o i più indisciplinati.Improvvisamente l’allegria che animava i gruppi fu lacerata dal suono di una sirena. Dalla centralissima via Nikolskaya Ulitsa un’autoambulanza sfrecciò verso la Piazza Rossa. Al gesto quasi simultaneo delle guide i gruppi si arrestarono. Allora la vita parve fermarsi. Un silenzio anomalo avvolse la piazza. Centinaia di occhi seguirono l’auto fino alla torre Nikolaj. I più vicini poterono vedere il corpo di una donna che veniva adagiato sulla barella. Davanti allo sguardo disarmato dei turisti il veicolo riprese la sua corsa fino a scomparire. Allora nella piazza ci fu come un ondeggiamento: la vita riprese e le persone iniziarono a chiedersi chi fosse la donna soccorsa. Poi la notizia passò di gruppo in gruppo, da bocca a bocca: “Una donna è stata urtata sulla scalinata! È precipitata! È ferita gravemente… pare sia una giornalista italiana.” Terminato il giro di visita ai pazienti operati quella mattina la dottoressa Olga Reza Lukianova, primaria del reparto di neurochirurgia, congedò gli assistenti e si ritirò nel suo studio. Il suo turno di lavoro era finito ma prima di lasciare il reparto decise di esaminare le cartelle cliniche dei ricoverati in attesa di essere operati. Minuti dopo, il lavoro fu interrotto dal telefono. Era il compagno direttore dell’ospedale che, senza perdersi in saluti, la invitò a mettersi in contatto con il pronto soccorso dove era stata portata una turista italiana con un grave trauma cranico conseguente a una caduta. La dottoressa fece presente che il suo turno era finito. Il direttore con voce autoritaria l’invitò a prendersi cura della paziente: “Quella donna fa parte della Delegazione Italiana giunta a Mosca per i festeggiamenti. È una giornalista e l’incidente è stato causato dal figlio del compagno Boris Waskil, membro del Comitato Centrale del PCUS. Chiamami, dopo che l’avrai visitata.” Nei giorni successivi l’uomo le avrebbe telefonato regolarmente per informarsi delle condizioni della paziente. Dopo aver riattaccato, la dottoressa rimase pensierosa alcuni istanti poi si mise in contatto con il pronto soccorso. “La stanno portando nel tuo reparto” la informò il collega. “Ci sono anche i referti della TAC.” “Il tuo parere sul suo stato?” volle sapere lei. “È stata una brutta caduta. Alla Tac sono presenti gravi lesioni cerebrali con un grosso ematoma in regione temporale sinistra. Se vuoi salvarla, devi intervenire al più presto.” Terminata la conversazione, la dottoressa chiamò l’infermiera e la pregò di attivare la sala operatoria con tutto il personale reperibile. Mezz’ora dopo la dottoressa Lukianova prendeva una lastra e, dopo averla esaminata, la appendeva al diafanoscopio. Quando tutte furono sistemate, rimase un attimo a fissarle pensierosa. Invitò quindi gli assistenti ad avvicinarsi per esaminare le immagini. “Allora?” chiese affabilmente ma impaziente. Era una sua peculiarità quella sorta di tensione euforica, piena di vitalità, che la prendeva prima di operare. La giovane assistente indicò sulle lastre la patologia e nello stesso tempo il punto, dove a suo parere bisognava incidere la cute e l’osso cranico per arrivare all’ematoma. L’espressione di Olga Reza Lukianova si fece attenta. “Molto acuta” osservò. C’era un non so che d’intimo in quei momenti tra lei e i suoi assistenti. “È pronta” disse l’anestesista alle loro spalle. La neurochirurga si avvicinò al lavandino, prese a insaponarsi le mani, le braccia fino al gomito strofinandosi ben bene, poi si asciugò con la salvietta che la strumentista le porgeva e lasciò che questa le infilasse il camice sterile. Accanto al tavolo operatorio rimase alcuni istanti a guardare quel volto fine, ma di un pallore estremo. Con le grosse mani dalle lunghe dita ruotò delicatamente la testa appena rasata. Forse non era necessario raparla così, pensò, ma evitò di fare commenti. “Possiamo cominciare.” Il cuoio capelluto fu disinfettato e, disegnato il limbo, si procedette all’incisione della cute e sottocute. Con l’abilità di un meccanico che conosce ogni pezzo del motore, Olga Reza Lukianova prese a lavorare sulla frattura che era la causa del sanguinamento.

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