Le strane lingue dell'amore Vedi a schermo intero

Le strane lingue dell'amore

Enrico Violet

Maggiori dettagli

ISBN: 978-88-7418.826-0

12,00 €

Lettere 190 | p. 181 | ed. dicembre 2013

Due coppie.
Ozzy e Daniela, lei una concertista di musica classica, seria, timida e riservata. Lui, ex disc-jockey cinquantenne che per sbarcare il lunario mette i dischi in una balera, nell’intervallo tra un esibizione e l’altra dell’orchestra di liscio.
Diego e Valentina, lei madre di una figlia adolescente apparentemente esemplare, Aurora, madre realizzata e speaker radiofonica di una trasmissione intitolata”Confidenzialmente” dove i temi trattati riguardano i problemi di coppia.
Lui ex collega di Ozzy, perennemente scontento della vita, ha rilevato il locale dove lavora l’amico. Sembrano due coppie normali, con una vita che procede bene, quando la morte improvvisa e inspiegabile di Daniela li mette di fronte a quella che è una legge di vita e cioè che l’apparenza inganna e che soprattutto anche chi pensi di conoscere bene, in realtà nasconde sempre qualche segreto.
Infatti, Ozzy scoprirà dei lati nascosti della personalità della moglie e dovrà rivedere tutte le sue convinzioni al riguardo. Ma in questo suo dramma personale, finisce coinvolta anche la coppia di amici, perché anche Valentina ha degli scheletri nel suo armadio.
In un susseguirsi di colpi di scena, con qualche venatura di thriller, si arriverà a una conclusione inaspettata che cambierà il destino di tutti.

violetmin

Nato a Torino 53 anni fa, le sue prime esperienze artistiche, di cui molte con il nome d'arte di CLAUDIO MANZONI, risalgono al lontano 1976, quando, ancora sedicenne, rispose ad un annuncio di ricerca disc-jockey di una delle emittenti pioneristiche che stavano sorgendo in quegli anni: Radio centro 95. Proseguì nel 1978 a Radio GRP, che allora annoverava nel suo palinsesto nomi come Piero Chiambretti e Alba Parietti e, successivamente a Radio Torino International.
La prima esperienza veramente importante è stata però quella a RADIO REPORTER 93, che nei primi anni ottanta era una delle emittenti più in voga.
N
el 1984 ci fu il passaggio a RADIO FLASH e il contemporaneo inizio anche della carriera di disc- jockey nelle discoteche, dapprima allo STUDIO 2, poi al BIG CLUB e al TUXEDO, tutti locali di tendenza che per molti anni furono tra i punti di riferimento nel divertimento del Nord Italia. L'ultima esperienza è stata all'OPERA MUSIC VILLAGE, finita nel 2004.
In quegli anni studiò dizione (con Iginio Bonazzi) e recitazione (con Ernesto Cortese) fece alcune esperienze di doppiaggio e anche teatrali sia come autore che come attore in compagnie indipendenti.
Nel 1985 creò la prima scuola Italiana per disc-jockey e speaker radiofonici, nella quale insegnavano anche noti professionisti del settore.
Dal 1987 cominciarono anche le prime esperienze discografiche con un suo gruppo i "BLUEFUNK" con i quali realizzò tre dischi destinati al pubblico delle discoteche.
Attività continuata anche in tempi recenti (una delle ultime pubblicazioni, a nome CLAUDIO MANZONI, pubblicata dalla DO IT YOURSELF di MOLELLA, è stata licenziata in tutta Europa, apparendo anche in numerose compilation Tedesche e Olandesi).
Dai primi anni '90 ha iniziato una attività di realizzazione e produzione di programmi radiofonici giornalistici destinati alle radio private in tutta Italia e per un periodo, tra il 1993 e il 1997 è stato anche direttore del circuito nazionale TOP ITALIA RADIO.
Tra le sue grandi passioni anche la scrittura, alla quale ha ormai scelto totalmente di dedicarsi.
Il primo romanzo FM RADIO STATION è stato un omaggio al periodo d'oro delle radio libere Italiane.
Con il suo nome, ENRICO VIOLET, sono usciti i romanzi: “Serena anormalità”, “Giochi pericolosi” e il saggio “Sara, storia di una mamma assassina”.  LE STRANE LINGUE DELL'AMORE è un romanzo d’ispirazione umoristica ma con delle venature di thriller, ed è un lavoro al quale sono stati dedicati due anni.

Come si può collocare “Le strane lingue dell’amore” ? C’è un genere definito?
Questo è un romanzo al quale ho dedicato due anni di lavoro. L’ho riscritto in molte sue parti più volte perché ogni volta c’era un personaggio che, prendendo vita propria, mi conduceva su nuove strade. In realtà ho cercato di condensare più generi. C’è una prima parte dove mi sono divertito a descrivere dei personaggi, come Ozzy e Diego, alle prese con una dimensione alla quale loro non sentono di appartenere, quella delle balere. Loro sono degli ex disc jockey e non hanno trovato di meglio che riciclarsi in questa realtà. Con lo sviluppo della storia, però, le venature umoristiche lasciano il passo a una sorta di thriller psicologico perché la morte improvvisa di Daniela, la moglie di Ozzy, avvenuta in circostanze misteriose, crea un effetto domino a dir poco disastroso per la vita delle due coppie.

C’è una fonte d’ispirazione? 
Devo specificare che sono un gran “divoratore di libri”. Leggo tantissimo e di tutto, proprio per cercare di non avere qualche scrittore come punto di riferimento, perché in questi casi si finisce poi inevitabilmente per copiarne lo stile. In ogni caso i miei scrittori preferiti sono: Margaret Mazzantini, Jamie Ford, Elizabeth Strout, Jodi Picoult, Danielle Brown, Isabelle Allende, Donato Carrisi, Federica Bosco, Paulo Coelho. Quindi come si può notare, scrittori appartenenti a generi completamente diversi tra loro.

A chi consiglia il suo romanzo?
Sicuramente a un pubblico maturo, diciamo dai trent’anni in su.

I personaggi del libro hanno una loro precisa psicologia, qual è quello al quale si sente più affezionato?
Sicuramente i due personaggi femminili sono quelli più complessi e interessanti. Valentina è tendenzialmente une fedifraga, Daniela all’apparenza è delicata e fragile, quello che scoprirà suo marito Ozzy, sarà invece che la moglie nasconde passioni proibite e inconfessabili, al pari della più spregiudicata delle donne.

Per concludere, a chi vanno i suoi ringraziamenti più sentiti?
Sicuramente alla mia casa editrice, che ha lavorato nella fase realizzativa del romanzo in maniera particolarmente attenta e che segue comunque l’autore e lo supporta in tutte le fasi del suo cammino letterario.

UNO

L’eco delle ultime note dell’orchestra si stava affievolendo piano. Ozzy cominciò a muoversi con più rapidità, poiché sentiva l’approssimarsi del suo momento. Ancora poche note di quel valzer triste e poi sarebbe toccato di nuovo a lui far divertire quella massa di tardone imbellettate e vecchi garga, con quelli che molti chiamavano ancora gli “shake”. Termine ormai desueto, decisamente anni sessanta, ma che ben si confaceva all’atmosfera della sala danze “La Serenella”. Per quanto si muovesse dentro il corpo di quella formosa avventrice del locale, prona sotto di lui, la gonna sollevata e le mutandine abbassate, non riusciva ad arrivare al momento conclusivo. Cominciò a fissarle le chiappe tremule che ondeggiavano al ritmo dei suoi colpi, per un attimo lo sguardo gli cadde su due aloni che si spandevano minacciosi sulla sua maglia di cento per cento acrilico, esattamente sotto le ascelle. Osservò con attenzione gli orecchini di scarsa bigiotteria cinese che ondeggiavano, la messa in piega fatta probabilmente da una sua amica parrucchiera di paese (chi mai potrebbe farsi fare un lavoro del genere? Solo a un amica possono essere permessi certi obbrobri), aspirò profondamente il suo profumo a base di bergamotto: tutto ciò per lui aveva un effetto altamente eccitante. La sua Twingo blu continuava ad ondeggiare nel mezzo di quel parcheggio in mezzo agli alberi, ben nascosto da occhi indiscreti. Era il solito “fuori programma” delle sue serate in balera. Quelle dove era costretto a lavorare, a cinquant’anni suonati, visto che ormai non trovava più nessun ingaggio come disc-jockey nelle discoteche della zona. A volte si chiedeva come fosse stata possibile una discesa così brusca e repentina. Si era sempre ripromesso che piuttosto che finire così, avrebbe cambiato lavoro. E ci aveva tentato! Eccome se ci aveva tentato! Il fatto è che quando per tanti anni fai una cosa che pensi di saper fare bene, ti riesce sempre molto difficile poi impararne un’altra. Senza tralasciare poi il piccolo dettaglio, che le facoltà di apprendimento si evolvono in maniera inversamente proporzionale al passare degli anni. Poi, di mezzo c’era stato il matrimonio. Certo, il matrimonio. Mentre stava per venire il suo pensiero andò al sorriso e alla dolcezza di Daniela, sua moglie. Il contrasto stridente tra il suo modo casto e riservato di vivere e l’animosità selvaggia della allegra signora sua coetanea che stava gemendo sotto di lui, lo fece trasalire. «Cosa sto facendo?» si chiese per l’ennesima volta. Ma era un attimo, come sempre, perché poi la furia dell’orgasmo imminente lo travolgeva come un’ondata violenta di un mare in tempesta e, per una manciata di secondi, la sua mente diventava schiava del suo corpo, i contorni di ogni cosa diventavano labili ed era come se, all’improvviso, il mondo avesse spento la luce da un abat-jour in mezzo alle nuvole e si trovasse a brancolare nel buio delle sue voglie, senza nessuna regola o morale. Un bussare nervoso ai vetri della macchina, lo distolse dal momento più bello: una faccia paonazza e concitata gli stava gridando qualcosa, aldilà del vetro. Cercò a tentoni la maniglia e socchiuse appena la portiera, sempre incollato al sedere di lei. «Fra poco tocca a te… cazzo ma sempre a scopare stai!» Diego, il titolare della balera, cercava di riportarlo ai suoi doveri con uno sguardo misto di riprovazione e rassegnazione. «Un attimo e arrivo!» rispose Ozzy, imperturbabile, dando un colpetto con la mano aperta alla natica destra della donna sotto di lui. «Dai scansati che devo andare!» le bisbigliò con tono sbrigativo. Lei cercò di ricomporsi, imbarazzata, sotto lo sguardo severo di Diego, a braccia conserte davanti a loro. Mentre si lisciava la gonna, sollevò per un momento gli occhi verso Ozzy, intento a tirarsi su la cerniera dei vecchi jeans sdruciti, nella vana speranza di cogliere anche solo un barlume di sentimento o magari di gratitudine, ma lui le passò avanti, scansandola in malo modo con il braccio. Si incamminò dietro Diego, poi fatti pochi passi si bloccò e si voltò verso di lei: «A proposito, grazie…» Lei fissò i suoi grandi occhi ipertruccati in quelli di lui, stava per rispondergli qualcosa di carino, ma lui la stroncò subito. «Senti, se vuoi un consiglio, cambia profumo, il tuo sembra colla di pesce!» L’orchestra aveva appena terminato il secondo intervento della serata, i clienti del locale cominciavano a dare i primi segni di impazienza e quando lo videro spuntare dietro la consolle, gli fecero un grande applauso. «Dai mettici la macarena!» lo incitò una vecchia signora ingioiellata. «No, metti prima Lady Caca!» le fece eco una ragazzina dall’aspetto di trentenne. Ozzy la squadrò gelidamente: “Si chiama Lady Gaga!” “Sì, sì…Lady Caca!” insistette imperturbabile la ragazzina. I gusti erano davvero eterogenei e metterli d’accordo tutti era una vera impresa. Chi amava gli anni ’70 spesso fischiava i successi dance contemporanei e chi amava quest’ultimi fischiava in maniera ancora più sonora i revival di ogni tipo. Il risultato era una bolgia continua di voci, suoni, urla, uomini e donne over sessanta e over size che cercavano di atteggiarsi da giovani, dimenandosi in maniera invereconda al ritmo dei suoi dischi. Gli infarti non erano infrequenti.

Non ci sono commenti dei clienti per il momento.

Scrivi il tuo commento

Le strane lingue dell'amore

Le strane lingue dell'amore

Enrico Violet

Scrivi il tuo commento

Prospettiva editrice sas Via G. Matteotti, 19 | 00053 Civitavecchia (RM) | Italia | P.I. e C.F. 07322481008 | Tel: +39 076623598 | E-mail segreteria@prospettivaeditrice.it