L'abbraccio perfetto Vedi a schermo intero

L'abbraccio perfetto

Kempes Astolfi

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ISBN: 978-88-7418-855-0

14,00 €

Lettere 241 | p.227 | ed. dicembre 2013

“Non tentare di Cambiarmi. Non tentare di Seguirmi.
Non tentare di Plasmarmi. Puoi solo tentare di Capirmi.
Le idee salveranno il Mondo. Sempre.
Ogni tuo gesto, se lo vuoi, se te ne accorgi,
è una danza in simbiosi col mondo che ti circonda.
Mi pare strano. Anche perché un uomo così non esiste.”

Può un legame temporaneo rimanere per sempre nelle menti delle persone? È il momento da vivere fuori dagli schemi, che regala emozioni uniche. Il Mondo cambia ad una velocità vertiginosa e le persone cambiano di conseguenza. Cosa c’è di meglio di una serata in cui il tuo incontro rimane perfetto, impeccabile?
Una persona ha fatto una scelta unica, figlia del coraggio: lanciare un segnale dai profondi valori in una società che accoglie sempre più la superficialità tra le proprie fila e la contestualizza come normalità.
Come può un uomo rendere indimenticabile un banale primo approccio? Una giornalista caduta nella tela del ragno indaga su qualcosa di prevedibile, che scopre diventare incredibile sotto i suoi occhi.
Mistero, fascino, attrazione, azione, imprevisti. Una catena di eventi sfiderà il Destino: nulla accade per caso.
Nulla accade, se non all’insegna di un uomo, che non ha un nome: J.

www.theperfecthug.eu

www.kempesastolfi.com


Kempesmin

Kempes Astolfi nasce a Civitavecchia. È l’ideatore del Movimento Fotografico Letterario “KomeSto?” in voga su
www.KomeSto.it. Dal 2001 inizia la sua carriera di regista e sceneggiatore girando numerosi corti e videoclip.
Nel 2005/2006 consegue il diploma di Regia e Sceneggiatura alla Scuola delle Arti. Nel 2006 registra il Brand “KomeSto?”, legato al suo portale. Nel 2007 inizia la stampa in grande tiratura dei ‘K? Calendars’ a diffusione internazionale, arrivati oggi a 223mila copie. Dal 2008 inizia a girare l’Italia ed il mondo col “KomeSto? Tour”, versione live della manifestazione ideata sul suo portale. Nel 2012 filma l’episodio pilota di “Invade The Trash Series”. Nel 2013 crea il Movimento “30SecondsEvents” ed organizza diversi FlashMob tra cui l’evento “30 Seconds Into Our Souls”. Nel 2013 firma il videoclip de LArtefice “Da Roma a Malibù” in uscita nell’estate 2014. “L’Abbraccio Perfetto” è il suo primo romanzo. “E mi raccomando: se mi incontrate per strada e vi piace il mio libro, non dite niente. Semplicemente, Abbracciatemi”
Kempes


www.KempesAstolfi.com

Prologo


«Fermo!»
La sua corsa era in realtà una rincorsa. Correva per le vie di una città che, in fin dei conti, non conosceva così a fondo, pur essendoci stato quasi cinquanta volte.
Quell’uomo però, rincorreva anche il tempo. L’aereo sarebbe partito entro pochissimo. La situazione era inusuale. In momenti del genere ognuno reagisce in maniera diversa. Sul suo viso traspariva un sorriso isterico: sembrava elettrizzato. L’abbigliamento di certo non lo aiutava: le eleganti scarpe blu scuro Georges erano abbinate al completo Pal Zileri, quasi da gran galà. Entrando così vestito in un pub in quella zona della città, quasi tutti non potevano fare a meno di notarlo. Ed era esattamente quello che lui voleva. Le vie di Fatih, vero quartiere storico di Istanbul, di notte sono qualcosa di magico: il tempo sembra essersi fermato da secoli.
L’inconsueto inseguimento si svolgeva lungo Balat, ripidissima via con case ottomane colorate d’intenso, messe in risalto dalla luce della luna piena. Se ci si fermava ad osservare a lungo quell’agglomerato urbano, l’unica sensazione che si poteva provare era quella di sentirsi come catturati, fagocitati da quel fiume di case, quasi a sembrare un’unica, immensa struttura. Il quadro si completava coi pochi passanti increduli ad osservare la singolare scena. Benché se ne dica, Istanbul non ha zone davvero pericolose, anche alle quattro di notte.
Il problema dell’eventuale pericolo tra i due contendenti però, non esisteva.
L’uomo continuava a correre, inseguito da una donna a piedi nudi. Lei era vestita con un completo millefiori intero; l’aveva indossato come la prima cosa che le era capitata a tiro, tanto che si vedevano ballare un po’ tutte le forme. Di questo però, la donna non si preoccupava: sapeva come correre. «Fermo!» continuava a gridare all’uomo ogni tanto. L’altro correva a perdifiato muovendo a ritmi alterni le braccia, con la giacca blu scuro che sventolava, ciclicamente, a tempo. Poteva sembrare quasi Batman, se non fosse stato per la maschera che non aveva. Forse era proprio perché non si copriva mai il volto che non poteva rimanere più di qualche ora in loro compagnia. Avrebbe potuto eludere quasi tutte, ma quella era una situazione a rischio, e non se era accorto.
Eppure il campanello d’allarme sarebbe dovuto scattare ascoltandola attentamente, cosa che di solito accadeva. Quel giorno però, non aveva fatto come di consueto il riposo pomeridiano che lo aiutava a rimanere lucido ed in perfetta forma per le ore notturne.
Si era perso qualcosa, in effetti: una frase in particolare a cui, in quel momento, non aveva dato così peso: «Sono un’atleta della nazionale italiana di mezzo fondo, siamo qui per uno stage.»
In poco tempo, come suo solito, aveva fatto tutto. Gli era bastata un’oretta scarsa. ‘Entra, individua la preda, studia tutto attentamente per cinque minuti. Sorridi, e passa all’azione’ Non sembrava sempre così facile eppure lui rendeva tutto di una semplicità disarmante. Quella sera avrebbe dovuto mollare. Con una qualunque donna non ci sarebbero stati grossi problemi. In caso di eventuale imprevisto, però, farsi inseguire da un’atleta in perfetta forma poteva non risultare un problema di facile soluzione: aveva scelto quella sbagliata per fare un errore. Soprattutto per una fuga a piedi. O di corsa. Ma lui non doveva sbagliare. Non poteva. Mai. Il suo volo era alle sette: doveva essere all’aeroporto per il check in con almeno due ore d’anticipo; per fortuna il conto era già stato pagato. ‘Perché strafare?’ si ripeteva correndo. ‘Questa è l’ultima volta che forzo le cose così.’ Che lei soffrisse d’insonnia non poteva saperlo. Visto che era proprio il suo, di sonno, a mancare per l’estrema stanchezza, l’uomo aveva dimenticato di domandarlo in fase di approccio; col tempo era diventato routine sollevare la questione. Proprio per l’inusuale spossatezza, erano state valutate erroneamente anche le fasi del sonno: accostando la porta della camera d’albergo la donna si era svegliata. L’uomo pensava comunque di avere un discreto vantaggio. Correre in quella maniera lo faceva sentire bene. Sicuramente non aveva fatto nulla di male, come sempre. Questione di punti di vista. «Fermooo!» urlò la donna con tutto il fiato che aveva in gola; qualche luce si accendeva negli antichi palazzi ottomani della capitale turca. «Perché fai così?» Pochi minuti prima passeggiava tranquillo, fischiettando. Era contento di avere assolto il suo compito; stava per aprire l’agendina Moleskine color arancione, che portava sempre con se per scrivere qualcosa a riguardo, quando sentì un urlo: «J!» Si girò di scatto e la vide. J iniziò a correre, e lei, a un centinaio di metri di distanza da lui, iniziò, quasi d’istinto, l’inseguimento. Inseguirlo poi… per cosa? Ormai J era stato quasi agganciato dalla possente corsa dell’atleta: la sua mano lo stava per afferrare. Era a pochi passi. «Ahi!» 
J si voltò di scatto, rallentando. La super atleta aveva preso una distorsione. La corsa della donna si era fermata: non sembrava nulla di grave. Ormai fermo J aprì le braccia verso il basso con un sorriso accennato, senza parlare, come a dire: ‘Mi dispiace’
Un Taxi di lì a pochi metri attendeva qualche turista fuori da un club. J lo fermò e salì, senza più voltarsi. Una donna appena uscita dal locale aveva osservato gli ultimi attimi della bizzarra scena. Si avvicinò per aiutare la donna. «Posso aiutarla?» «No, grazie, sto bene», disse tirandosi su, mentre zoppicava vistosamente verso il taxi, ormai sfrecciato via, come ad indicare la direzione che l’istinto ancora gli diceva di percorrere. «Cosa le ha preso quell’uomo?» «...Non… lo… so.»

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