Verso l'islamizzazione dell'Europa? Vedi a schermo intero

Verso l'islamizzazione dell'Europa?

Salvatore Severi

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ISBN: 978-88-7418-819-2

12,00 €

Costellazione Orione 85 | p.95 | ed. novembre 2013

Esiste un disegno islamico riguardo all’Europa e al mondo intero? Alcune teorie sulla conversione del mondo all’islam sono un mito. Tuttavia, la propaganda costante e una specie di colonizzazione sociale e culturale dell’Islam in Occidente esistono realmente. L’Arabia Saudita offre il proprio sostegno finanziario, la scristianizzazione offre il motivo religioso, l’ignoranza e l’impaccio dei governi fanno il resto.

“Una razionalità svuotata dello spirito (una ragione senza fede) in Occidente; una razionalità diventata violenza (una fede senza ragione) nell’Islam. Due tentazioni opposte e parallele”.
Samir Khalil Samir

Severimin

Salvatore Severi è nato a Cesena nel 1980. Appena diplomato, presso l'Istituto Tecnico Aeronautico di Forlì con 98/100, entra in Aeronautica Militare, quale Allievo Ufficiale. Continuerà, gli studi universitari presso la sede di Forlì dell'Università di Bologna, conseguendo, nel 2006, la Laurea Triennale in "Scienze Criminologiche" (109/110) e, nel 2008, la Laurea Specialistica (105/110). Nel 2009 consegue, con la votazione di 110 e Lode,
il Master Universitario in "Scienze Criminologiche, Investigative e della Sicurezza", presso l'Università Niccolò Cusano di Roma. Oggi è un Capitano dei Fucilieri dell'Aria dell'Aeronautica Militare, con sede presso il 9° Stormo "F. Baracca" e prosegue gli studi universitari in 'Cooperazione Internazionale, Tutela dei Diritti Umani e dei beni Etno-Culturali nel Mediterraneo e in Eurasia'.

INTRODUZIONE

Il XXI secolo si è aperto con eventi di una crudeltà inaudita, mostrando al mondo nuove forme d’intolleranza e violenza. L’attentato dell’11 settembre 2001, negli Stati Uniti, è solo il primo di una lunga escalation di azioni criminali, con il quale la minaccia terroristica islamica ha iniziato a pesare sull’Occidente e sui Paesi islamici che con esso intendevano dialogare. L’atto terroristico di Madrid, dell’11 marzo 2004, attuato per opera d’integralisti islamici marocchini e di altre nazionalità, residenti in Spagna, segnò l’inizio della diffusione del terrore anche in Europa. Avvenuto a tre giorni dalle elezioni politiche portò a conseguenze paradossali: la sostituzione del governo Aznar, forte alleato degli Usa, con quello Zapatero. Quest’ultimo, poi, ufficializzò il ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, prendendo le distanze dalla politica statunitense e regolarizzò 700.000 immigrati clandestini, provenienti principalmente dal Maghreb, al fine di migliorare i rapporti con i Paesi arabi. In questi anni, i giornali rivelavano il coinvolgimento di musulmani europei nelle file della jihad, il reclutamento dei terroristi, da parte di al-Qaeda, tra gli studenti e gli ambienti borghesi d’Europa e la localizzazione dei centri di finanziamento degli stessi integralisti, accuratamente occultati e protetti, all’interno degli Stati dell’Unione Europea. Tutto questo mentre folle deliranti percorrevano le città europee bruciando bandiere americane e israeliane, gridando la loro solidarietà a Saddam Hussein e ad Arafat. Intanto, in Germania, da un sondaggio condotto tra giovani immigrati turchi, emergeva che per un terzo degli intervistati quella islamica sarebbe dovuta diventare ovunque la religione di stato; il 56% dichiarava che non voleva adattarsi ai costumi occidentali e che riteneva più giusto vivere secondo l’Islam. Oltre un terzo si era detto pronto a usare la violenza contro i non musulmani, se ciò poteva giovare alla comunità islamica, e almeno il 40% pensava che il sionismo, l’Unione Europea e gli Stati Uniti costituissero una minaccia per il mondo islamico. Nell’Ottobre 2004, l’assassinio ad Amsterdam del regista Theo van Gogh, grande critico dell’Islam, che seguiva quello, avvenuto nel 2002, di Pym Fortuyn, politico noto per il suo orientamento antimmigrazione, mostrava come sul suolo europeo fossero ben radicate pericolose forme d’integralismo religioso. Le violenti reazioni in Europa e contro uomini, luoghi e simboli occidentali nei Paesi arabi, a seguito delle caricature di Maometto, pubblicate dal giornale danese “Jyllands-Posten”, dell’esibizione di una T-shirt con una vignetta satirica dell’Islam, da parte del Ministro italiano Calderoli, nonché dopo la lezione magistrale del Papa, all’Università di Rogensburg, rendevano esplicito che, il diritto alla sicurezza e alla libertà di espressione di cui gli europei avevano sempre goduto, era stato loro sottratto e sostituito da altre leggi non ufficiali. L’occupazione del sagrato della cattedrale di Milano e della chiesa di San Petronio a Bologna è stata ignorata da tutti. Eppure è un’azione dall’evidente valore simbolico. Per il devoto musulmano i luoghi, i segni, i simboli hanno un valore ben più profondo di quanto ne attribuiamo noi occidentali, ormai largamente secolarizzati. I musulmani agirono in totale violazione delle leggi e dello spirito europeo. Anche in questa circostanza hanno bruciato bandiere israeliane, hanno manifestato con striscioni che equiparano la stella di David alla svastica nazista e poi hanno pregato rivolti verso la Mecca. Un atto di arroganza e perfino di violenza: a Milano i dimostranti, guidati dall’imam di viale Jenner, Abu Imad, condannato in via definitiva per terrorismo, sono arrivati di corsa, seminando paura e occupando la piazza senza alcun permesso, costringendo il Duomo a chiudere. Se un cristiano, ammesso che ce ne sia ancora qualcuno in circolazione, fosse voluto entrare nella cattedrale per pregare, o per partecipare alla messa, avrebbe dovuto rinunciarvi. La stessa cosa è successa a Bologna in piazza Maggiore, davanti a San Petronio. Lo scopo di questa dissertazione è, appunto, quello di comprendere che cosa sta accadendo in Europa, attraverso un’attenta analisi dei rapporti che si sono instaurati tra i Paesi islamici o a maggioranza islamica e l’Unione Europea negli ultimi decenni. Per chi, come la maggioranza degli occidentali, concepisce la religione come qualcosa che appartiene alla dimensione spirituale dell’esistenza, l’Islam appare un fenomeno nuovo e per certi versi incomprensibile. Esso si propone, infatti, come din-dunya-dawla, ossia religione-società-Stato, incorporando dimensioni private e pubbliche in una sola grande realtà. Attorno ad essa chiama a raccolta tutti i fedeli della ummah, la “comunità” nella quale si riconosce un miliardo e duecento milioni di persone. Una realtà senza dubbio composita e articolata, che, tuttavia, presenta molti tratti comuni nell’approccio alla realtà e nei modelli di comportamento che propone. Attraverso l’analisi dei rapporti intercorsi tra l’Europa e i Paesi arabi verranno fornite tesi che, talvolta, possono sembrare impopolari o comunque lontane dalla vulgata che si è venuta affermando in questi anni. Pur consapevole che gli argomenti affrontati infiammano e dividono l’opinione pubblica, non ho voluto nascondere o depotenziare le provocazioni rivolte a un certo modo politically correct di intendere il rapporto tra culture e fedi diverse. L’intenzione è di porre le condizioni per far crescere questo rapporto e non per mortificarlo, attraverso la conoscenza della realtà alla quale appartengono coloro che, in questi anni, sono diventati i nostri nuovi “vicini di casa”. Nei tre capitoli in cui si articola la dissertazione, l’ipotesi di un processo d’islamizzazione dell’Europa è analizzata sotto diversi aspetti. In primo luogo è stata esaminata l’origine storica del fondamentalismo islamico, mostrando la tradizionale visione totalizzante della religione islamica che si propone come religione, società e Stato. Particolare attenzione è stata rivolta alla divisione del mondo, sancita dal Corano, in Casa dell’Islam e Casa della Guerra, nonché all’identificazione del nemico nella tradizione islamica. In seguito, è stato messo a tema il rapporto tra l’Europa e il mondo islamico; iniziando dall’analisi del retroterra storico culturale di tali rapporti, si è giunti alle politiche attuate nel secondo dopo guerra, concentrandosi sul “Dialogo Euro-Arabo” e i suoi effetti, a più di trent’anni dalla sua nascita. Infine, si cercherà di comprendere quanto la politica europea e le caratteristiche endogene che essa presenta siano state influenzate dal Dialogo Euro-Arabo e se effettivamente sia in atto un processo d’islamizzazione del continente europeo. Il primo capitolo analizza le origini storiche del fondamentalismo islamico attraverso la comprensione del modo in cui le parole sono usate e intese, il sistema di metafore e di allusioni utilizzate quali parti fondamentali della comunicazione e, pertanto, indispensabili per una corretta decodificazione. Per capirle dobbiamo rifarci all’epoca precedente l’impatto massiccio del pensiero e del potere occidentale, che ha portato profonde influenze e alterazioni nel mondo islamico. A tal fine, questo capitolo analizza le terminologie principali del Corano, delle tradizioni del Profeta e delle prassi dei primi credenti, partendo dalla storia sacra dell’Islam. Infatti, per i musulmani, la storia, quella che conta, coincide con i primi secoli della vita del Profeta e dei suoi successori immediati. Tra tutti gli eventi, i più significativi, utilizzati come paradigma, furono proprio quelli accaduti in questo periodo. Questo frangente storico rappresenta il nocciolo della coscienza e dell’identità politica dei musulmani, ovunque essi si trovino.

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