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La Vespa come oggetto semiotico

Andrea D'Alessandro

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ISBN: 978-88-7418-808-6

12,00 €

Costellazione Orione 79 | pag.70 | settembre 2013

La Vespa come oggetto semiotico.
1946: prima del boom economico, prima della Dolce Vita, prima della modernità del movimento, la Vespa è antesignana di un nuovo mondo che da lì a breve arriverà.
Da semplice oggetto d'uso a mito. Emozionando.
La storia dell'azienda Piaggio, la geniale intuizione dell'Ing. Corradino D'Ascanio, il successo internazionale, il cinema, le pubblicità: un'analisi del fenomeno italiano che a distanza di sette decadi non accenna ad arrestarsi.
Se la Vespa non avesse emozionato con tutta la sua carica di significati milioni di persone in tutto il mondo, quanto sarebbe rimasto di quel mito?

"Andrea D'Alessandro - Vespista da sempre - nel tempo libero gira l'Italia in Vespa. E' laureatoin Scienze della Comunicazione al Suor Orsola di Napoli ed a breve conseguirà unaMagistrale in Marketing Management alla Cattolica di Milano. Appassionato di tecnologia,ha collaborato e lavorato con Microsoft e Nokia Italia. Adora le api, la Natura e vede sempreil bicchiere mezzo pieno. Think Positive!"

Introduzione

Vespa come “oggetto” semiotico
Qualcosa che sta per qualcos’altro. Cosa potrebbe mai essere una Vespa se non una Vespa?

La semiotica, in quanto disciplina che studia i segni, denotandoli e connotandoli, ci dice che tutti i segni, senza distinzione di “razza”, possono partecipare al gioco della semiosi, ovviamente a patto che qualcuno se ne assuma il fardello. Dobbiamo da subito chiarire che se di segno si tratta, in quanto entità biplanare fatta di espressione e contenuto (in forma stretta), la Vespa - in quanto segno - fa sicuramente parte di quelli di tipo “artificiale”, prodotti grazie all’azione umana e non presenti in natura, e per questo… “naturali”. Questi segni propriamente detti danno luogo ad una pratica interpretativa che sarà regolata da un sistema di codici, anche perché, è bene ricordarlo, non tutto nasce come segno ma tutto in linea di principio può diventarlo; è questo il caso di “oggetti” apparentemente non dotati di significati nascosti, di secondo grado potremmo dire, ma a cui l’uomo può dare loro una seconda (o terza, quarta, etc.) chiave di lettura. Codice come cultura e come contesto, nel quale qualcosa di immateriale, un “significante”, vedrà affibbiarsi anche un “significato”. Qui nello specifico parleremo di un oggetto d’uso, quindi un artefatto costruito dall’uomo per un uso pratico: avendo preso in considerazione la Vespa come “oggetto”, il suo impiego è sicuramente il trasporto di persone (e cose), ed è pertanto un mezzo di locomozione. Gli oggetti d’uso, in un ambiente interpretativo generale, hanno due caratteristiche peculiari che li distinguono da altri tipi di segni: la loro qualità materiale è normalmente usata per scopi pratici in interazione con altre entità fisiche (incluso il corpo umano); il loro Oggetto descrive il loro uso e punta alla qualità materiale del Segno. L‘asserzione che gli oggetti d’uso, oltre che avere usi pratici, comunicano, è sicuramente vera: una Vespa ci dirà qualcosa sul suo utilizzatore dal punto di vista sociale, forse economico ed estetico. Da questo punto di vista funziona come ogni altro segno. E questo è solo un esempio. Dato che sia gli oggetti d’uso sia i segni ‘puri’ possono comunicare valori, gli oggetti d’uso hanno certamente una funzione comunicativa, tuttavia il loro significato include la funzione pratica come componente principale, e sono veri oggetti d’uso se, usandoli, tale funzione può essere effettivamente svolta. Il primo atto dell’interpretazione è la ricezione, vale a dire la presa d’atto del ricevente che ha percepito qualcosa che sta per qualcos’altro. La percezione è un processo semiotico. Le sensazioni sono segni, perciò anche la semplice conoscenza sensoriale di un oggetto d’uso è soggetta ad analisi. L’interpretazione è il processo attraverso il quale un sistema cognitivo produce un modello di risposta a un Segno. L’output logico di questo processo è chiamato Interpretante. Ogni Segno è correlato a un Interpretante e un Oggetto. L’Oggetto è un evento esterno e diverso dal Segno; ha più proprietà di quante ne possa veicolare il Segno, indipendentemente dalla complessità e grandezza di quest’ultimo. Il Segno media tra l’Oggetto e l’Interpretante. Questa unità triadica è la componente modulare di un processo cognitivo in cui ogni Interpretante diventa a sua volta un Segno per l’Interpretante successivo e così via, senza un termine logico. A causa del loro ruolo di mediazione, i Segni condividono delle proprietà con l’Oggetto e l’Interpretante. Man mano che il processo interpretativo si dispiega, il sistema cognitivo trasforma un segno in un altro e connette informazione vecchia e nuova. Tenuto conto che la semiosi, come linguaggio, è un processo sociale, dobbiamo subito rilevare come all’interno di un’analisi semiotica, la nostra cultura, la nostra educazione, abbiano un ruolo fondamentale ma anche fuorviante poiché ci inducano a pensare che il nostro pensiero e quindi la nostra analisi è universale: sicuramente non lo è affatto. Dato che spesso noi mescoliamo sensazioni con conoscenze culturalmente acquisite, siamo consapevoli che nell’analizzare un qualcosa, spesso, o meglio sempre, la percezione non è la realtà. L’obiettivo dell’analisi può riguardare il segno sotto tutti i punti di vista, oppure può essere limitata ad alcuni aspetti. Per esempio, possiamo analizzare la Vespa in modo completo o solo in relazione alla sua percezione estetica. Date queste premesse, in seguito verrà analizzato il “fenomeno Vespa” da più prospettive: innanzitutto la storia, dove ma soprattutto da quali esigenze nasce questo mezzo. Vedremo poi nel corso degli anni come da “semplice oggetto d’uso” ci sia stata una significativa espansione dei suoi “significati”; oggetto comunicativo, oggetto d’arte, strumento d’emancipazione e così via. Un allargarsi delle prospettive che è cresciuto di pari passo alla sua storia; quanti altri oggetti d’uso con più di sessanta anni alle spalle avranno ancora una così alta carica comunicativa, emozionale, etc.?

1. Generalità sulla comunicazione aziendale.
Prima di entrare nello specifico comunicativo della società Piaggio, è bene, credo, ricordare quali siano i punti cardine di una buona comunicazione aziendale. La comunicazione aziendale assume nella vita delle aziende un ruolo strategico e strutturale; deve essere frutto di una pianificazione attenta e deve concretizzarsi in un’attività che integri i vari aspetti della comunicazione al fine di produrre un’immagine solida e coerente dell’azienda sia verso l’interno che verso l’esterno. La comunicazione è un fenomeno complesso, che riguarda una molteplicità d’aspetti; psicologia, sociologia, economia, tecnologia, etc. Importantissima ai fini comunicativi è l’immagine dell’azienda; questa rappresenta i valori che i clienti - anche potenziali - collegano al nome dell’impresa. Un’immagine positiva rende più facile all’azienda comunicare in maniera efficace e rende le persone più sensibili ad una comunicazione orale favorevole. L’immagine è un filtro che influisce sulla percezione del modo di operare dell’azienda: la qualità tecnica e quella funzionale vengono percepite attraverso questo filtro. Se l’immagine è buona diventa una protezione ed i piccoli e grossi inconvenienti, di natura tecnica o funzionale, vengono considerati meno gravi. Tuttavia, se questi problemi si verificano spesso, l’effetto di questa protezione diminuisce e l’immagine cambia, diviene negativa e rende i clienti ancora più insoddisfatti. Un’immagine neutra non giova a nulla e non costituisce nessuna protezione. L’immagine dell’azienda non è data solo dalla qualità dei prodotti, dalla pubblicità e dai valori che l’azienda stessa vuole trasmettere ma anche dai dipendenti che vi ci lavorano: il passaparola, il tam-tam che i nuovi mezzi di comunicazione permettono in maniera sempre più semplice, consente anche ai possibili clienti di conoscere la qualità del lavoro degli addetti, reale tornasole dei veri valori e principi aziendali; se c’è coerenza tra quanto l’azienda dice e quanto in effetti questa fa è già un bel passo in avanti. L’obbiettivo della comunicazione nel caso della pubblicità è quello di individuare il marchio e associare ad esso valenze di qualità, prezzo, valore ed affidabilità, di far sedimentare tali informazioni nel tempo con valenza particolarmente positiva. Le comunicazioni aziendali possono essere qualificate in relazione ai fini, distinguendo: le comunicazioni a carattere persuasivo e commerciale (vendita di prodotti, servizi, azioni); comunicazione istituzionale: riguarda gli obbiettivi dell’impresa relativamente a come la stessa si pone nei confronti dell’etica e della trasparenza; comunicazione organizzativa: si tratta di obbiettivi legati alla comunicazione interna, importantissimi per rendere più efficace ed efficiente l’azienda stessa. All’interno dell’azienda la comunicazione viaggia su due binari diversi, uno esterno ed uno interno. Le comunicazioni interne sono veicolate da un insieme di canali (riunioni, assemblee, comunicati interni…) che mirano a limitare la casualità dei flussi informativi e che portano l’azienda a reagire correttamente agli stimoli provenienti dall’interno e dall’ambiente esterno. Proprio le imprese più esposte alla concorrenza hanno dovuto riconoscere l’importanza fondamentale di adottare schemi di comunicazione integrata, ripensando alla funzione e al ruolo del sistema dei flussi informativi. Le comunicazioni esterne, invece, si prefiggono di comunicare determinate connotazioni identificative d’impresa e di controllarne il processo al fine di indirizzarle a precisi scopi aziendali. La diffusione di tali flussi informativi si propone di identificare una determinata “corporate identity” e si avvale di comunicazioni personali, non personali e telematiche.

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