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Bella prof!

Fabio Arduini

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ISBN: 978-88-7418-839-0

12,00 €

Lettere 226 | p. 119 | ed. settembre 2013

Questo libro racconta la storia di dieci fiori anzi, dieci ragazzi che, arrivati fortunatamente sani e salvi in quinto, alle prese con la maturità, avranno però la (s)fortuna di cambiare il loro professore di Italiano. E da questo momento in poi, insieme al loro prof. Giulio Lombardi, ne “vivranno davvero delle belle”.
Lorenzo Libero ritroverà la forza per tornare di nuovo a nuotare.
Mattia Mantis e i suoi problemi familiari verranno risolti in tempo grazie ad una corsa in bici. Elettra Fantasia, grazie al suo papà, imparerà ad affrontare la vita a mani aperte e non con i pugni chiusi. L’avventura rocambolesca con una escort di Flavio Fiore e i funghetti allucinogeni di Michela Gonzalez animeranno le assemblee di classe del V C. I bambini dell’ACR di Giulia Diamante e Alfredo Luce, la musica e il clarinetto di Marinella Ferro e l’esperienza tragicomica di Diana Germani, ragazza madre per caso e per volontà, metteranno a repentaglio la tranquillità della classe. Ma soprattutto lui, l’ultimo arrivato ma primo della classe, sarà il vero protagonista della storia: Alessandro Speranza. Grazie al suo entusiasmo, alla sua allegria, alla sua sensibilità e al suo grande “spirito di sacrificio” i ragazzi del V C riusciranno a sentirsi, dall’inizio alla fine, veramente a… CASA.

Fabio Arduini è nato, di martedì, il 7 aprile 1987, a Roma. «Di venere e dimarte non si sposa e non si parte, non si da principio all’arte!». E per lui,nato di martedì, la vita è stata davvero tutta una sorpresa.Si è classificato al primo posto nel concorso letterario (sezione narrativa)del Terracina Book Festival, edizione 2010, vincendo con il raccontoCassandra, inserito nell’antologia Terracina Greatest Hits vol. 1 e presenteanche in Scorie, il suo primo libro, editi entrambi nel 2011 dallaProspettivaeditrice. “Il vescovo Oldi – tra modello episcopale e attivitàpastorale – Terracina (1726-1749)”, edito nel 2012 dallaProspettivaeditrice, è stato il suo primo saggio di storia locale su Terracinae sulla Chiesa nel Settecento. Laureato in Lettere o, come dice sempre luischerzando, in Lettere e Cartoline, è professore di scuola superiore einsegna Italiano, Latino e Storia a Roma. E questo, Bella prof!, è il terzolibro e il suo primo romanzo.

PREFAZIONE

Rafforzare il sistema integrato dell’istruzione, razionalizzare la spesa, evitare gli sprechi, scovare i fannulloni e ricalibrare le risorse umane; sono solo alcune delle formule di apprendisti stregoni che da decenni trovano una brillante declinazione nella scuola pubblica. Significano tagli al personale, licenziamento dei precari, aumento del numero di studenti nelle classi e abbassamento della qualità dell’insegnamento. In ogni territorio si fanno i conti con iscrizioni, necessità di accorpamento, diminuzioni delle classi: lo spettro della chiusura. Quello che si percepisce all’esterno è l’immagine della scuola come “problema economico” e di bilancio dello Stato in tempo di crisi. Ma si sta imponendo anche un’altra immagine: è quella della scuola come “azienda” con budget (ridotti all’osso!) da gestire e parametri numerici dentro cui rientrare. Studenti trasformati in utenti e famiglie diventate clienti da attrarre e soddisfare. L’impressione, insomma, è che la cultura e la politica non stiano orientando il cambiamento, quanto piuttosto lo stiano subendo. La conoscenza e la scuola non sono considerate più da un pezzo il vero patrimonio nazionale, la risorsa su cui investire per il futuro. Per fortuna, però, ci sono ancora insegnanti che hanno voglia di squarciare il velo e permettere a tutti di guardare dentro la scuola per scorgere la vita che scorre tra i banchi, respirare l’aria che solo le aule sanno rendere. Non è quasi mai aria pura di montagna o brezza gradevole del mattino. Però è aria quotidiana, a volte pesante, a volte inquinata, a volte profumata o incomprensibilmente elettrica. Ma è l’aria di ciò che la scuola è: la vita vera. È l’ossigeno puro delle relazioni tra docenti e studenti, tra giovani e adulti, tra educatori, genitori e adolescenti chiamati a diventare adulti. È la scuola dei tantissimi docenti come il Professor Lombardi (il protagonista del libro) che sa coniugare cultura, esigenze didattiche e vita quotidiana, che nelle sue esperienze tiene insieme il “Pianto antico” di Carducci e il dolore di Lorenzo, il “X agosto” di Pascoli e la morte del papà di Elettra, la denuncia antropologica di Pirandello con l’ipocrisia di Matteo, la lirica e il coraggio di Diana, ragazza controcorrente del nostro tempo che ha la forza di un “sì” responsabile alla vita. È la scuola dei tantissimi docenti come il Professor Lombardi che per amore della cultura riesce a trasformare l’”Infinito” di Leopardi in un’irresistibile scena da cabaret ideata da Alessandro, che passa la notte a correggere i compiti in classe per non alterare il ritmo didattico, che è disponibile a collaborare con le famiglie per ricucire legami e rinsaldare responsabilità, ma che, soprattutto, diventa modello di umanità vera, l’adulto di cui i giovani hanno un bisogno tremendo. Nelle storie coinvolgenti di questo libro gustiamo anche uno spaccato neorealista di rara autenticità e freschezza. Abbiamo quasi la possibilità di spiare dal buco della serratura della V C e apprezzare con emozione la scuola bella e spensierata della nostra adolescenza, quella degli sguardi furtivi alle spalle del prof, delle occhiate basse prima delle interrogazioni, dei sorrisi sommessi e dei gesti di intesa alternativi alla pesantezza delle spiegazioni, delle allegre chiacchierate nelle cosiddette assemblee di classe. Possiamo origliare alla porta, come il servo di manzoniana memoria, e catturare lo “slang” giovanile certificato dalle bacheche di quella piazza virtuale che è diventata Facebook. Ecco allora scialla e sciallissimo, il “tipo” gnorri o grezzone o nerd della situazione, le calle di quello o le flashate dell’altro, e poi ancora bruciati, smostrati, accollati o fracichi, addirittura lo strippare dell’ansioso. Infine come non notare Terracina, la città che fa da cornice ai racconti. Ogni storia è incastonata in cartoline che fissano, soprattutto per chi ci vive, luoghi cari e preziosi: da Pisco Montano al Curvone di Monte Giove, dalla Cattedrale al Castello Frangipane, dalla scogliera del porto al Lungomare Circe in una mattina di primavera. In un passaggio del libro due eroine positive, Elettra e Diana, la contemplano nella notte dall’alto delle mura antiche e la scrutano tutta: «dalla chiesa del Purgatorio fino al Circeo, accoccolata sotto il tempio di Anxur con le luci, il mare in lontananza, le stelle e la città bassa, silenziosa e dormiente». Lo trovo un passaggio stupendo, paradigmatico. Un’immagine potente, evocativa: due giovani vite, una delle quali ne custodisce un’altra nel grembo, sedute su pietre testimoni silenziose di una storia millenaria, che aspettano l’alba, il nuovo giorno, il loro futuro… Gli occhi di due giovani ragazze ci ricordano lo splendore ma anche il male oscuro di questa città: uno spazio incantato abitato da un popolo che dorme, rassegnato di fronte all’arroganza del potere, sordo alle denunce dei suoi figli, muto di fronte alla decadenza, impotente di fronte al brutto etico ed estetico che avanza. Una città senza futuro, se non ci fosse la scuola…
L’amico e il prof Agostino Orilia

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