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La previdenza complementare Un ritorno alla mutualità

Gabriele Casula

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ISBN: 978-88-7418-568 - 9

12,00 €

Territori 46 | p.146 | ed. 2011

L'evoluzione del sistema previdenziale non può oramai prescindere dal ricorso a forme di solidarietà di tipo mutualistico, per la evidente necessità di "complementare" i livelli economici di tutela della previdenza pubblica. Le esigenze di liberazione dal bisogno perseguite mediante l'intervento diretto dello Stato (art. 38, commi secondo e quarto, Cost.) sono oggi inscindibilmente condizionate dalla scarsità delle risorse economiche della finanza statale e dalla riduzione dei livelli di tutela previdenziale pubblica da parte degli interventi legislativi di razionalizzazione del sistema previdenziale. Di qui, può dirsi che la realizzazione concreta dell'interesse alla previsione di "mezzi adeguati alle esigenze di vita" - considerata in funzione dell'esigenza specifica di mantenimento, da parte del pensionato, di un tenore di vita non lontano da quello goduto in costanza di lavoro – non possa prescindere dal ricorso ad una forma di previdenza complementare.

Gabriele Casula, 53 anni, laurea in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Sassari, tesi in Diritto del Lavoro, è nato a Tonara (NU). Attualmente è Direttore Amministrativo del locale Istituto Comprensivo. Lavora nell'amministrazione scolastica dal 1976 e dal 1992 al 1998 ha prestato servizio presso l'Ufficio corsi di Lingua e Cultura italiana dell'Ambasciata d'Italia in Buenos Aires e del Consolato Generale d'Italia in Rosario. È stato amministratore comunale dal 1980 al 1985, Presidente della Pro-Loco di Tonara e del Comitato "Peppino Mereu". Ha inoltre
pubblicato l'indagine storica "Donde Naciò Peron?" un enigma sardo nella storia dell'Argentina (2004, Cagliari, Ed. Condaghes) che ha suscitato grande interesse tra i cultori della "sardità" di Juan Peron.

Introduzione della prof.ssa Mongillo
Segreteria nazionale CISL Scuola

La Previdenza Complementare nel nostro Paese ha visto la sua implementazione solo nel 2007, con il D.M. 3.1.2007, che dava attuazione alla legge 296/2006.
è pur vero che già precedenti norme (Codice Civile, D.lgs 124/1993) avevano affiancato alla previdenza obbligatoria e collettiva quella complementare individuale e volontaria ma soltanto, appunto nel 2007 e con il tanto discusso silenzio-assenso vi è stata la svolta decisiva in materia previdenziale. Una svolta che introduce cambiamenti non soltanto previdenziali-economici ma sociali e più esattamente di costume.
Come tutti i cambiamenti anche questo necessita di tempo per la sua comprensione, elaborazione e consapevolezza delle scelte. Scelte che invero sono state e sono accompagnate da polemiche, critiche, cattiva informazione e vera e propria disinformazione.

Per fare dunque chiarezza ben vengano i testi come questo di Gabriele Casula che in modo puntuale e chiaro approfondisce tematiche così complesse offrendo al lettore una visione di insieme che vuol essere storica ma anche di prospettive per il futuro. L'autore ripercorre tappe fondamentali in materia di assistenza e di tutela, richiamando quei meccanismi di "mutuo soccorso" che hanno caratterizzato gli ultimi tre secoli, conducendoci con sagacia e dovizia di riflessioni ad un tempo, quello presente, e ai Fondi Pensioni, intravedendo in essi una continuità con passati strumenti, se pur in contesti profondamente mutati, caratterizzati dalla "liquidità" dei nostri tempi, di un'epoca cioè dove tutto cambia continuamente e che prefigura scenari sempre diversi.

Le varie forme di previdenza complementare presenti oggi in Italia nascono da contesti economico-giuridico estremamente differenti. Differente è la governance ovvero la partecipazione del lavoratore alla gestione delle proprie posizioni individuali, i costi, la gestione.
La previdenza complementare volontaria nasce come risposta alle crisi del sistema previdenziale obbligatorio che per effetti dell'impatto demografico, della scarsa crescita della produttività e delle dinamiche retributive presenta dei costi non più sostenibili.

L'introduzione del sistema del calcolo contributivo ha come principale effetto una forte riduzione degli importi di pensione rispetto al precedente sistema retributivo, quindi la pensione complementare potrebbe configurarsi come una nuova "mutualità" adeguata ai tempi. Potrebbe essere in parte vero ma le dinamiche sono ovviamente molto diverse in quanto la posizione previdenziale complementare è individuale, il suo investimento e il conseguente rendimento sono individuali.
è una forma di risparmio che va gestito e che rappresenta comunque un investimento, sia in esso piccolo o grande, importante per il nostro futuro reddito da pensionati, ma soggiace alle regole dei mercati e dell'economia mondiale. Un investimento da non lasciare "incustodito" ma al contrario "coltivato, seguito, collocato". La oggettiva difficoltà di tali operazioni rallenta anzi frena l'affidamento del proprio TFR, o parte di esso, e delle quote individuali ai fondi, che pur si sono dotati di innumerevoli forme di controlli interni ed esterni e che mirano ad investimenti prudenziali e garantiti.
In particolare i cosidetti fondi negoziali che vedono la partecipazione delle OO.SS. non gestiscono direttamente le risorse ma devono avvalersi di uno o più gestori e la selezione dei gestori è un'attività che deve essere organizzata e strutturata in maniera formale in modo rigoroso garantendo requisiti di trasparenza e completezza, attuando strumenti e strategie di analisi, misurazione, confronto e valutazione.
Un sistema non semplice ma che va a garantire la politica di investimento dopo aver individuato i profili di rischio e di rendimento con riguardo alle caratteristiche dei soci e ai relativi bisogni di previdenza nonchè alle dimensioni del patrimonio e alle sue prospettive di crescita.

Dal rapporto COVIP del gennaio 2008 gli iscritti ai Fondi Pensioni risultano essere circa 4 milioni di cui 2 milioni ai fondi pensioni negoziali; un dato in crescita rispetto al 2006 per effetto della legge 296/2006, ma coprendo meno del 30% del bacino di utenze, è ben al di sotto delle sue potenzialità a dimostrazione che molto deve essere ancora fatto.
Innanzitutto è indispensabile l'omologazione tra il settore privato e quello pubblico. Il D.lgs 252 del 2005 recante disposizioni attuative della legge delega è carente di una disciplina generale condivisa, sin dal primo momento, con il settore pubblico e ad oggi ancora si è in attesa delle dovute armonizzazioni, in particolare per quanto riguarda la fiscalità e la virtualità del TFR.

Questo "vuoto" legislativo è sicuramente uno dei motivi, che condizionano l'avvio dei Fondi negoziali, nel Pubblico Impiego.
L'unico Fondo infatti attivo continua ad essere quello dei lavoratori della Scuola "Espero" che dall'aprile 2009 è in gestione finanziaria con due comparti "Garanzia e Crescita".
Il primo ha come obbietivo quello di realizzare un rendimento pari alla rivalutazione del TFR nell'orizzonte temporale (almeno un anno) e fornire una garanzia finanziaria di restituzione del capitale conferito al netto di qualsiasi onere.
Il secondo, il comparto Crescita, ha una esposizione a rischio medio basso, un orizzonte temporale di 5 anni e il Benchmark è composto di quattro mandati a) monetario, b) obbligatorio, c) azionario, d) multiasset-absolut return.
L'analisi puntuale fatta dall'Autore ci aiuta, dunque, a meglio comprendere le ragioni e le necessità, non sottovalutando esigenze e nuovi parametri di misurazione.
L'attuale crisi economica e la difficoltà dei mercati finanziari potrebbero allontanare da questi strumenti finanziari, è necessario, invece, proseguire nell'esperienza, utilizzando proprio i Fondi Pensione, in particolare quelli negoziali, per moralizzare i mercati, riequilibrandoli e improntandoli ad oggettivi criteri di trasparenza ed efficacia.

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