Le nuove famiglie. Diritti, doveri, laicità, modernità Vedi a schermo intero

Le nuove famiglie. Diritti, doveri, laicità, modernità

Mario Moisio

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ISBN: 978-88-7418-820-8

14,00 €

Costellazione Orione 86 | p.210 | ed. maggio 2013

Quali e quanto grandi possono essere le conseguenze del gestire l’istituzione della famiglia ideologicamente piuttosto che realisticamente? Quale prezzo paga la società contemporanea non riconoscendo i diritti fondamentali alle famiglie non unite dal matrimonio? La società è danneggiata dall’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali? Esistono evidenze di tali danni, o, piuttosto, le evidenze sperimentali vanno in senso contrario? Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi del porre la famiglia al centro del welfare? In che senso la famiglia può essere un’istituzione laicamente oppure ideologicamente regolata?

«Se è dunque la conoscenza che manca, ecco il libro di Mario Moisio Le nuove famiglie, che a differenza dei trattati di sociologia, scritti da accademici e rivolti purtroppo ad altri esperti, racconta al lettore comune, con un approccio non specialistico, i termini essenziali della questione. Demistifica la paura verso le nuove famiglie, descritte come probabile elemento distruttore di quelle tradizionali, analizza con grande lucidità il “caso Italia”, ci fa capire le differenze tra una società liberale e una totalitaria. […]. Mario Moisio, con questo libro, informato, illuminante, ci dà uno strumento indispensabile per capire – e quindi cambiare – ciò che non va nella nostra società.»
dalla prefazione di Angelo Pezzana

Mario Moisio è laureato in ingegneria e ha lavorato presso grandi società multinazionali dove si è occupato anche di gestione della diversity e delle pari opportunità nel settore professionale. Appassionato di filosofia e di scienze sociali, ha pubblicato una traduzione di Lucrezio e un’edizione di Spinoza nella collana Millelire di Stampa Alternativa. Ha partecipato a diversi gruppi di lavoro presso il Ministero delle Pari Opportunità e l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito dalla Polizia di Stato.

Prefazione

Lesbiche e gay sono cittadini di serie B? Si deve impedire loro di far parte della società italiana a pieno titolo, oppure riconoscerne l’uguaglianza? Devono vivere i loro rapporti ancora in forme clandestine, oppure possono avere il pieno diritto di formare una famiglia? I figli, perché devono esserne esclusi? E le coppie di fatto eterosessuali, che sono oggi una presenza innegabile nella società? Mentre il mondo civile avanza nel riconoscere i diritti di eguaglianza delle persone lesbiche e gay, con leggi innovative anche nei confronti delle nuove famiglie, l’Italia si distingue per l’estrema arretratezza dei propri legislatori, altrimenti chiamati classe politica. Nel nostro paese, da sempre sotto attacco da parte del Vaticano, che continua a fare il buono e il cattivo tempo per impedire che la modernità possa farsi sentire, anche i mezzi di informazione, contrariamente a quanto accade altrove, sembrano aver messo il silenziatore a un tema che invece appassiona le società occidentali. Che dipenda da un pauroso deficit di democrazia non c’è dubbio, visto che anche gran parte della cosiddetta informazione laica si è accodata alle direttive clericali. Da noi se ne parla o scrive soprattutto a livello mondano-televisivo; se ci sono da fare pettegolezzi la strada è priva di ostacoli. Ma affrontare con serietà quelle tematiche che permetterebbero all’opinione pubblica di conoscere per poi decidere quale atteggiamento tenere, ah, non sia mai! Meglio, molto meglio qualche reportage su una coppia abbastanza nota da suscitare morbosa curiosità nel lettore, utile per far salire la tiratura. Entrare nel vivo del problema no, non sta bene, l’omosessualità rischierebbe di perdere quell’interesse pruriginoso che la situa ancora nel proibito, diventerebbe “normale”, il pericolo più grande che preoccupa l’universo ansioso degli omofobi. Se è dunque la conoscenza che manca, ecco il libro di Mario Moisio Le nuove famiglie, che a differenza dei trattati di sociologia, scritti da accademici e rivolti purtroppo ad altri esperti, racconta al lettore comune, con un approccio non specialistico, i termini essenziali della questione. Demistifica la paura verso le nuove famiglie, descritte come probabile elemento distruttore di quelle tradizionali, analizza con grande lucidità il “caso Italia”, ci fa capire le differenze tra una società liberale e una totalitaria. Ricordo la fine degli anni ’60, quando nacque il movimento di liberazione omosessuale: il nemico da sconfiggere era rappresentato da quella che era considerata la normalità sessuale, ovvero l’eterosessualità. Tutto quanto non vi rientrava era anormale. L’asse che reggeva la conseguente repressione era la famiglia. Quante battaglie in quegli anni ha combattuto il Fuori! – il primo movimento gay italiano – contro istituzioni che sino ad allora parevano intoccabili. La maggiore era la famiglia, con i suoi ruoli ingessati, ma che cominciavano ad andare stretti anche ai componenti ufficiali. Sentivamo di volerne una nuova, al punto che inserimmo nel congresso del Fuori! nel 1980 a Bologna una sessione sul “matrimonio gay”, attirandoci gli strali dei militanti duri e puri che invece volevano la rivoluzione. Niente riforme: rivoluzione e subito. Ci vollero degli anni per capire che la soluzione dei problemi passava attraverso le riforme e non da una rivoluzione. Si discusse allora del matrimonio, ma eravamo ancora tutti cosí impegnati nel conquistare la visibilità, che quella parola, cosí innovativa per noi, venne rinviata a tempi migliori. Sono passati piú di 30 anni da allora, molte cose sono cambiate; le coppie di fatto, anche eterosessuali sono una presenza innegabile e sempre piú consistente nella nostra società, ma la parola uguaglianza continua a non essere di casa nel nostro paese. Mario Moisio, con questo libro, informato, illuminante, ci dà uno strumento indispensabile per capire – e quindi cambiare – ciò che non va nella nostra società. Angelo Pezzana

I Famiglie
C’è una metafora, relativa alle geometrie euclidea e non euclidee, che è possibile citare e spiegare per introdurre l’analisi del concetto di famiglia. La sistemazione delle conoscenze della geometria classica fu opera di Euclide, che organizzò un sistema coerente ed efficace di cinque postulati per esprimere concetti geometrici evidenti e logici, da cui discendono definizioni e dimostrazioni. Essi costituirono per secoli la verità geometrica, unica e assoluta, ma il quinto postulato, il quale afferma che in un piano esiste un’unica retta parallela a una retta data e passante per un punto a questa esterno, fu oggetto di piú di un dubbio e di una critica. Mantenendo i primi quattro postulati di Euclide e negando il quinto, a partire dall’Ottocento sono stati creati altri sistemi geometrici non contraddittori, coerenti e compiuti, basati su differenti postulati; questi ultimi possono affermare che esistono infinite rette parallele passanti per un punto, oppure nessuna, che incontrano una retta data. Tali sistemi possono presentarsi come poco intuitivi, ma appaiono un po’ piú familiari pensando che, anziché sul piano, hanno validità, per esempio, su superfici come quelle sferiche, oppure di una sella o di un collo di bottiglia, dove la somma degli angoli interni di un triangolo è sempre maggiore o sempre minore di 180 gradi; per esempio, su una superficie sferica è possibile tracciare triangoli con la base sull’equatore e il vertice opposto in un polo aventi tutti e tre gli angoli retti. Al di là della loro utilità pratica, che in alcuni casi è assai notevole, le geometrie non euclidee sono state una conquista fondamentale non solo per il pensiero matematico, ma anche per quello filosofico, poiché hanno consentito il superamento del concetto di vero assoluto, dogmatico e unico, per affermare la possibilità di coesistenza di differenti modelli validi e sostenibili, ciascuno specializzato in un proprio ambito. In altre parole, pur non perdendo validità dove è applicabile con successo, il modello euclideo ha cessato di essere l’unico possibile ed è stato affiancato da altri, tutti coerenti e sostenibili, da intendersi non come antitetici, ma come estensioni gli uni degli altri in ambiti prima ignorati o non raggiungibili. Tali modelli possono essere addirittura sovrapponibili, proprio come una superficie sferica o una sella al crescere dei raggi si approssimano sempre di piú al piano fino a tendere a coincidere con esso. Alla geometria euclidea è accaduto quindi di continuare a vivere e di avere validità accanto ad altre che ne condividono alcuni princípi e che si applicano in spazi prima non praticabili, poiché l’affermazione di veridicità di ogni modello sostenibile non implica la negazione di quella di altri (e non esiste destino migliore per una teoria scientifica). La teoria della relatività di Einstein, per esempio, si avvale con successo della geometria ellittica, pur essendo interpretabile anche con quella euclidea, ma a prezzo di notevoli complicazioni. Ciò non significa che si è caduti in una forma di relativismo, perché non si è persa né è stata negata la possibilità di esistenza di criteri oggettivi; di tali criteri sono state piuttosto conquistate pluralità e complementarità, né sterili né accademiche, ma in grado di adattarsi alla molteplicità di situazioni dell’immaginario cosí come del reale. Quanto sopra esposto serve a introdurre il percorso logico per comprendere la molteplicità che caratterizza le forme di aggregazione di base per la specie umana. Si tratta di una molteplicità che preesiste alla definizione dei modelli (proprio come i fenomeni della relatività scoperti da Einstein), ma che ha trovato legittimità, superando le immagini negative di deviazione, eccezione, aberrazione, errore e trasgressione, soltanto in seguito alle revisioni di determinati codici culturali. Fuor di metafora, è importante rilevare che soltanto una prospettiva di molteplicità, sia geografica, sia temporale, può comprendere con efficacia la complessità delle famiglie umane e che i modelli di queste ultime non basati sul matrimonio, oggi al centro di numerosi dibattiti, non costituiscono delle realtà opposte, ma, piuttosto, differenti e complementari; inoltre, le distinzioni e le specificità dei vari modelli possono divenire cosí fluide e labili da attenuarsi e persino scomparire.

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