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La fine del mondo

Marco Marchi

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ISBN: 978-88-7418-507-8

10,00 €

Lettere 185 | p. 126 | ed. 2011

Venti racconti che presentano, all'apparenza, percorsi esistenziali che parlano di fatti e persone di epoche diverse; tuttavia la linea sottile che unisce la realtà con la semplice narrazione diviene, a un certo punto, obliqua e cambia percorso. È allora che ogni singola storia si trasforma in una riflessione sul caso, sulla scelta, sulle in certezze e sul rimpianto, ogni personaggio diventa allo stesso tempo vittima e salvatore di se stesso e del suo tempo, preda dell'egoismo degli altri individui e della propria debolezza.

Marco Marchi è nato nel 1978, vive a Padova. Laureato in chimica, ha esordito nel 2005 con i racconti ‘Non si può mai sapere’.

Chiuse il portone del palazzo, si precipitò in strada alla ricerca di un taxi. Appena trovato un taxi disponibile vi s'infilò velocissimo.
Mentre saliva si aprì la valigetta, rovesciando sull'asfalto i documenti che vi erano contenuti.
«Quando si dice una buona giornata» grugnì, rosso in volto per la rabbia
«Il buongiorno si vede dal mattino» si inserì ridendo il tassista, mentre l'uomo raccoglieva alla meglio le carte.
«Presto, alla stazione! Ho molta fretta» spiegò entrando in auto.
Il tassista accelerò prontamente e si gettò nel caos del traffico milanese.
«Devo assolutamente arrivare per le tre» disse l'uomo «secondo lei faremo in tempo?»
«Non si può mai sapere» rispose l'autista, calmo.
«Che intende dire, scusi? Lo saprà lei che fa questo mestiere.» 
«Be' vede, caro signore, possono accadere infinite cose in un'intera giornata, perché non possiamo prevedere nulla e ogni cosa accade per un suo corso e motivo che noi ignoriamo.»
«Sì d'accordo, ma qui stiamo parlando solo di una mezz'ora» replicò il passeggero «e lasci perdere la filosofia per favore, io sono una persona pratica.»
«Non c'è alcuna differenza, sa? Anche in un intervallo di tempo così ristretto possono accadere molte cose.»
«Sinceramente non vedo cosa ci potrebbe succedere. E in ogni modo mi dica subito se arriveremo in tempo altrimenti io scendo. Non ho mica tempo da perdere.»
«Piano piano!» fece il tassista «non dipende mica da me, ma dalle circostanze. Dalla fortuna. In una parola dal destino, perché anche restare bloccati un'ora nel traffico è destino secondo me.»
«Che vuol dire scusi? Ora ci mettiamo a parlare anche di filosofia?»
«Sono semplici constatazioni di un tassista qualsiasi» rispose in tono falsamente modesto.
«Ma cosa può succedere secondo lei?»
«Bè, ad esempio, potremmo rimanere bloccati nel traffico per più di mezz'ora.»
«Non mi sembra così eccezionale, soprattutto qui a Milano» rise il signore.
«Sì, è vero. Lei ha ragione. Allora ci potrebbe fermare una pattuglia della polizia.»
«Proprio noi deve fermare?» chiese stupito «Spero che lei sia in regola» aggiunse.
«Sa, le vie della provvidenza sono infinite, comunque non si allarmi, era solo un'ipotesi.»
«Già. E al giorno d'oggi mi sa che sono piene d'ingorghi e code anche le strade della provvidenza. E poi che altro?»
«Oppure, che so? Le potrebbe venire un malore» continuava il tassista facendosi serio.
«A me?» si meravigliò il passeggero, agitandosi sul sedile.
«Sì, magari un infarto» continuò il tassista. 
«A me?» ripeteva l'uomo che si agitava davvero sentendo discorsi simili.
«Sì, e potrebbe anche morire» continuava il guidatore imperturbabile.
«Ma muoia lei, scusi. Proprio oggi devo morire, e a Milano per di più! Aspetti almeno che ritorni a casa mia» si agitò ancora di più il passeggero, poco incline a discorsi del genere.
«Io lo dicevo per lei, per prepararla a tutto.»
«Mi preparo da solo, non si preoccupi. Lei pensi a guidare. E' pagato per guidare, mica per chiamare disgrazie, le pare?»
«Va bene, volevo solo parlare un pò» si giustificò l'autista.
«Credo possa bastare così. Per quello che lei mi ha detto dovrò toccare ferro già per un'ora intera. Si figuri un pò. Anche lei, però, è un bel tipo di tassista, sa?» si adirò l'uomo.
«Modestamente è vero, sono socievole, disponibile, educato e...»
«...e piantagrane, soprattutto. Si fidi!» lo fermò l'uomo, ora adirato.
«Lei dice così perché non mi conosce» cercò di giustificarsi il tassista.
«Guardi che non ci tengo nemmeno a conoscerla. Ho già ben altre sciagure in corso. Almeno questa vorrei evitarla, se non le dispiace.»
«Ecco, siamo arrivati» disse l'autista, fermando la macchina davanti la stazione centrale.
«Ha visto che è andato tutto bene? E sono le tre meno dieci minuti» rise l'uomo.
«Non si può mai sapere» ribatté il tassista.
«Insiste ancora?» si agitò il passeggero. «Mi dica quanto le devo.»
«Trentadue euro.»
«Economico, devo dire. Non avrà per caso aggiunto una percentuale per la nostra lunga e piacevole conversazione?» chiese sarcastico l'uomo.
Pagò quanto richiesto e scese dall'auto, trionfante per essere arrivato addirittura in tempo. Il tassista ringraziò e partì. 
Pochissimi metri dopo l'uomo vide un camion sbandare e colpire in pieno il taxi.

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