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Le ali di Andrea

Filippo Celati

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ISBN: 978-88-7418-782-9

12,00 €

On the road 57 | p.152 | ed. gennaio 2013

Uno stato di vuoto pervade l'anima di Andrea, devastato da una famiglia assente e distrutta, le ceneri del suo passato si esprimono nella sua inquietudine e nella mancanza di prospettive per il futuro. I dadi della fortuna però cambiano le carte in tavola, accendendo quel fuoco che brucia dentro le anime forti e speranzose. Una risposta inattesa della vita porterà questo giovane di borgata, con i suoi sogni e le sue paure, verso una realtà sconosciuta, un paese che può sembrare immenso anche ad un gigante, l'America di Chicago! Un romanzo che descrive come la vita sia piena di sorprese e di illusioni! "La forza di volontà porta i sogni lontano e fa crescere le ali al destino di chi ha il coraggio di volare"

Filippo Celati è nato nel 1972 a Ferrara, dove tutt'ora risiede. Nel 2011 è stato premiato come autore segnalato dalla giuria con la poesia "l'Essenza Perduta", alla XVI edizione del premio internazionale "Poeti dell'Adda". Nel 2012 è stato premiato come autore 6° classificato nella sezione Narrativa, con il racconto "L'Anima di Whisky" alla XVI edizione del premio internazionale "Il Club Dei Poeti". "Le Ali di Andrea" edito da Prospettivaeditrice, è il suo romanzo d'esordio. Amante entusiasta dei viaggi ha soggiornato un anno nel Sud America, portando forti esperienze ed emozioni personali. Questo modo di osservare la vita attraverso il viaggio, ha aperto in lui il desiderio di mettere su carta tutta la fantasia nascosta dentro. Attualmente è Designer di un proprio brevetto nazionale.

Erano ruvide sensazioni quelle che si creavano nel buio della stanza, quando anche le piccole luci dei lampioni nella strada sembravano affaticate nell'entrare attraverso le fessure della tapparella.
Quando esattamente il buio si confonde nella sua tonalità più strana, come più colori che fissati a lungo diventano un solo elemento o una figura fantasiosa, il nero profondo lentamente si trasforma.
è incredibile come una mente colorata, possa trasformare un senso di oppressione, in immagini scure e offuscate.
Era questo che succedeva ad Andrea quando si posizionava nel suo letto, immerso nell'oscurità della sua camera.
Vedeva immagini dimenticate o semplici ombre, con tonalità di grigio che evocavano realtà fugaci.
Andrea nella sua stanza non sognava a colori, i sogni ormai li aveva abbandonati in fondo ad un pozzo buio, così lontano, da non riuscire neanche a respirare l'odore.
I suoi sogni erano prigionieri furiosi di bolle di sapone, era in costante cammino dentro un labirinto circondato da siepi, cercava il suo passato, il suo futuro ed il presente, racchiuso nei sogni ma non lo trovava. Ascoltava da lontano le voci che lo chiamavano e lui continuava a camminare, allungavano la mano ma non riusciva a raggiungerle, allora stremato cercava un sogno illusorio, ma la sua mente restia rimaneva inerme e vuota. 
Aveva un passato esplosivo, suo padre lo aveva abbandonato quando aveva cinque anni, ricordava bene i litigi e le scene di aggressività, i suoi occhi avevano fotografato le immagini del viso dei genitori, acceso di un colore pericoloso, di rabbia e pazzia, le sue orecchie agirono da registratore, per quello che sarebbe stato, nell'inconscio di un bambino, un'eterna insaziabile irrequietezza e un insano squilibrio caratteriale!
Per anni nell'età dell'infanzia, all'interno della sua sconfinata immaginazione, provò ad inscenare uno scorcio di possibile ritorno, allora la sua mente filmava una pellicola cinematografica, proiettando il rientro colorato e apocalittico di suo padre. 
Poi le immagini di questo carosello pubblicitario con il tempo svanirono, e si passò direttamente alle immagini in bianco e nero di film "Noir", in cui sua madre, ormai devastata dall'alcol, diventava attrice senza copione, di una vita distruttiva e implosiva, in cui ogni momento era una insana follia!
Portava a casa ogni genere di essere viscido e nauseabondo che poteva trovare per strada, a volte incontrato in un bar o semplicemente scelto per rimediare qualche soldo.
Erano anni che non lavorava, l'ultimo impiego era come cassiera nel supermercato di una conoscente, era stata licenziata perché aveva iniziato a bere e a rubare parte degli incassi.
Andrea odiava "quelle persone" che sua madre portava a casa, all'inizio si scontrava con lei, poi con il passare del tempo, ormai esausto e impotente, entrava dalla porta d'ingresso, passava per il salotto, abbassava lo sguardo come di imbarazzante attesa per un purgatorio migliore, camminava direttamente verso la sua camera, chiudeva la porta, prendeva la scatola di legno con ideogrammi cinesi, la apriva, estraeva il suo passato, le foto dell'infanzia, "le radici dell'illusione", come le chiamava lui, accendeva lo stereo e si metteva le cuffie, poi formava un viaggio nella sua mente, una sana realtà di fuga, un pensiero positivo su come evadere da quella prigione! 
Solitario come un nomade si perdeva dentro se stesso!
Andrea aveva una sorella più vecchia, Denìs, era scappata da casa quando aveva sedici anni, arrestata dalla polizia per furti ripetuti e spaccio di droga, aveva passato due anni in riformatorio, a diciotto anni si era sposata con un proprietario terriero del Texas, di trenta anni più vecchio, partì e non si fece più sentire, neanche con Andrea ebbe più contatti, a parte poche lettere in cui si firmava "non felice ma dignitosamente in vita".
Andrea non era riuscito a continuare le scuole superiori, in costante peregrinazione tra ragioneria e liceo scientifico, era diventato apatico e la scuola non lo interessava, non riusciva ad inserirsi, era poco concentrato e non trovava coetanei con cui condividere idee interessanti.
Non era stupido, affatto, aveva una mente molto acuta, era curioso e poteva, se stimolato, spingere oltre i limiti la conversazione, scavando a fondo tasti psicologici, per capire le caratteristiche istintive delle persone!
Il più delle volte però si annoiava, trovava le persone marionette schiave della società, che avevano costruito una ragnatela frustrante e malata, destinata all'auto distruzione!
Non vedeva una via di uscita, pensava al genere umano, pronto a sopraffare per avanzare, distruggersi a vicenda ed eliminare le piccole possibilità di coesistenza.
Pensava al mondo animale, come riesce a vivere in simbiosi con la natura, conservandola integra senza distruggerla, senza annientare la propria specie!
Non sopportava l'idea che il genere umano si pavoneggiasse come "essere superiore", era assurdo, così avido di denaro, bramoso di fama e di potere da eliminare qualsiasi forma bipede, che ostacolasse il proprio cammino! 
Era una persona che pensava Andrea, anche alla morte!
Quante volte nella sua stanza non era riuscito a dormire pensando al ciclo della vita, alla nascita, a quanto è incredibile e potente, anche per il fatto di quanto possa essere così casuale e non voluta, a quanto cioè le coincidenze potessero essere così fortuite, diceva dentro se stesso, "Pensa se solo quella sera avessero concepito dieci minuti prima, magari sarei nato femmina o semplicemente con i capelli ricci invece che lisci, o magari con gli occhi azzurri invece che verdi", e così si perdeva, e ancora di più si perdeva a pensare di dover abbandonare la vita, non che la morte in sé gli facesse paura, semplicemente considerava i suoi pensieri di morte come un concetto inspiegabile.

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