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Maria Occhipinti. Una ribelle del Novecento

Silvia Ragusa

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ISBN: 978-88-7418-531-3

12,00 €

Territori 40 | p.120 | ed. 2008

"Grazie, Franca. Sono Maria, Maria Occhipinti e voglio ringraziarti per aver pensato a me nel giorno della festa della donna. Vorrei farlo di persona ma, nonostante la mia resistenza, la malattia m'inchioda". E' il 10 marzo del 1994. Maria legge la pagina che la racconta sulla cronaca de "La Sicilia" di Ragusa e telefona alla giornalista che firma l'articolo. D'istinto, con la spontaneità e la carica che hanno fatto di lei la "Donna" di Ragusa. "Non puoi capire quanto sia importante che si parli di me proprio a Ragusa, la mia città, quella stessa città che mi ha reso la persona che sono, che mi fatto vivere un'altra vita".
E giù a parlare fino a stancarsi. E poi ancora lettere, poche parole in tantissimi fogli: il male che la sta uccidendo le rende difficile, sofferta, la scrittura. Ma lei non desiste. Poesie, aneddotti e pensieri a ruota libera. Maria, la pasionaria, non ha argini. La sua mente, libera come nessuna, spazia in ogni angolo della vita e ne sviscera ogni più piccolo, e in apparenza insignificante, aspetto. Maria non ha perso nulla della curiosità bambina. Vuole sapere della mia vita, delle mie idee, di Ragusa e dei ragusani. Una ferita aperta. Non l'unica, sicuramente la più profonda. Lei parla di sé, dei suoi viaggi e della figlia Marilena, "il regalo più grande ricevuto dalla vita". 
Sarebbe soddisfatta di sapere che la rotonda di via Roma, oggi si chiama "Rotonda Maria Occhipinti". Sarebbe orgogliosa di essere la protagonista della tesi di laurea di Silvia. Sarebbe entusiasta a leggerne l'esposizione che, fresca, trascinante, appassionata e convinta, descrive la vita di una donna che Silvia, senza averla mai conosciuta, porge delicatamente a chi legge.

Silvia Ragusa

Nata a Ragusa nel 1979, dopo aver scelto gli studi classici e aver conseguito la laurea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Catania con una tesi sulla vicenda politica, storica e letteraria di una giovane ribelle ragusana, dal 2003 collabora con la redazione locale del quotidiano “La Sicilia”, scrivendo maggiormente per la pagina culturale. 
Giornalista pubblicista, lavora come redattrice per il mensile “Primapagina” e scrive per altre testate minori tre le quali il bimensile dell’Azienda provinciale di Ragusa

Articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”, 
tomo regionale, sabato 31.01.2009, pag. 26

 Non mi sono mai pentita di quello che ho fatto, né potrei abbassare la testa…. Così scrive, nell’ottobre del 1983, con parole sincere e “asciutte come i suoi grandi occhi”, la ragusana Maria Occhipinti, una donna che porta in sé la condizione “tragica” di “donna libera”. Sono anni durissimi quelli attraversati da Maria (classe 1921), popolana di estrazione, nata in un ambiente dove alle donne, come diceva il siciliano Borgese, “mancava perfino la forza di gemere”. E’ emblematica la descrizione della prima notte di nozze, dove la Occhipinti non conosce “né piacere né dolore”. Un ambiente dominato dal “sequestro di parola” nel quale la servitù delle donne è anche una servitù volontaria, vissuta come cosa naturale. La Occhipinti, per la sua tenacia, per il suo spirito libero e indomito, diviene subito una “ribelle” la cui ribellione consiste nell’affermare in maniera prioritaria il diritto proprio alla parola, alla manifestazione ed alla testimonianza. Un percorso di vita in cui prende coscienza dei grandi interrogativi esistenziali e sociali attraverso un accanito impegno intellettuale, politico e letterario che s’innesta negli anni della seconda guerra mondiale. Questo l’interessante intreccio tematico che Silvia Ragusa, giornalista ragusana, attenta studiosa delle problematiche sociali del Novecento ibleo, propone nel suo libro, “Maria Occhipinti. Una ribelle del Novecento” (Prospettiva Editrice, Roma, pp. 120), dando vigore ai ricordi di quei ragusani, giovanissimi in quella fredda mattina del 4 gennaio 1945, nel cui cuore riecheggia ancora il grido del “non si parte!” che cambia segno alla vita di Maria. Incinta di cinque mesi ed alla giovane età di 23 anni, piccola donna tra tante mamme, facendosi partecipe del profondo malessere della popolazione, si stende davanti alle ruote di un camion carico di ragazzi, “rastrellati” dal popolare quartiere “Russia”, per protestare contro la coscrizione militare voluta dal governo provvisorio. Momento epico della sua vita che sfreccia come una meteora nell’oscuro cielo della repressione giudiziaria. Una “donna-Ulisse” per la sua caparbietà nonché per il suo continuo peregrinare. Povera, combattiva, di sinistra, rimane per molti anni fuori dall’Italia lavorando duramente e trovando il tempo di scrivere. Politicamente avvia una forte critica con le forze politiche, compreso il suo partito di riferimento, il Pci, che hanno liquidato i moti ragusani come frutto di manovre separatiste o di un “rigurgito” fascista. L’affettuosa simpatia di alcuni intellettuali non basta a creare consenso intorno al personaggio della levatura della Occhipinti, comunista dal cuore anarchico. Il saggio di Silvia Ragusa va ben oltre l’intento espositivo delle vicende storiche rese più complete dall’utilizzo di una vasta ed articolata bibliografia a corredo del testo. L’autrice, con quel suo stile “trascinante”, appassionato ed appassionante, presenta la figura di Maria Occhipinti anche nelle vesti di scrittrice e poetessa cogliendone non solo lo spessore letterario, scavando al di là del sostrato politico e di lotta, ma anche quello di una donna “allo stesso tempo coraggiosa e fragile”. Le stanche membra di Maria trovano riposo nell’agosto del 1996.

                                                                                                          Giuseppe Nativo

 

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